Ipoparatiroidismo: BigPharma nega cure ai malati mentre l'AIFA tace
Quindicimila compagni e compagne soffrono in silenzio mentre esiste una cura autorizzata in Europa. Ma in Italia i padroni della sanità privata decidono chi vive e chi muore.
È la solita storia del capitalismo sanitario che schiaccia i più deboli. Parliamo dell'ipoparatiroidismo, una malattia rara che colpisce 15mila persone in Italia, 1500 in Campania, altrettante nel Lazio. Gente comune, lavoratori e lavoratrici che dopo un intervento alla tiroide si ritrovano con le mani paralizzate, la bocca bloccata, costretti al pronto soccorso ogni mese.
La cura esiste, compagni. L'ormone di sintesi che manca a questi malati è già autorizzato dall'EMA da un anno e mezzo. In Germania, Austria, Spagna lo rimborsano già. Ma qui da noi l'AIFA, serva fedele delle logiche di mercato, non decide. Rischia di finire in fascia C, a carico del paziente. Costi proibitivi per le tasche del popolo.
Le storie di chi il sistema abbandona
C'è Simona, 34 anni, napoletana. Non può più guidare perché le si paralizzano le mani. Ha dovuto rinunciare alle conferenze perché la bocca le si blocca mentre parla. Per partecipare a un matrimonio si è dovuta imbottire di calcio, finendo con nausea e vomito. Terzo accesso in pronto soccorso in tre mesi.
C'è Maria che ha dovuto smettere di suonare il flauto nell'orchestra. Il suo lavoro, la sua passione, spazzati via dalla malattia mentre i padroni della sanità contano i profitti.
"Persone che ci scrivono mail, ci inviano sms, che aspettano il disco verde al farmaco che può cambiare la loro vita", denuncia Andrea Palermo del Policlinico Campus Biomedico. Dodici mesi di promesse vuote mentre in Grecia 165 pazienti sono già tornati alla vita normale.
Il business della sofferenza
Il 30% dei 15mila malati italiani non riesce a controllarsi con i palliativi disponibili. Ma chi comanda se ne frega. Preferiscono che finiscano in pronto soccorso, che diventino disabili, che smettano di lavorare. I costi? Decine di migliaia di euro annui a paziente per cure inappropriate. Senza contare i danni a reni, fegato e altri organi.
L'Istituto Superiore di Sanità ha già dato l'ok nelle nuove Linee Guida, raccomandando la palopegteriparatide. Ma le istituzioni fanno orecchie da mercante.
È ora di dire basta a questo sistema che antepone il profitto alla vita umana. Organizziamoci, uniamoci, facciamo sentire la nostra voce. La salute è un diritto, non una merce!
Alla tavola rotonda romana hanno partecipato il senatore Zullo e Girelli dell'Intergruppo parlamentare. Parole al vento finché non si muoveranno i rapporti di forza.