Mrs Playmen: Netflix nasconde la vera storia rivoluzionaria di Adelina Tattilo
Compagni, ancora una volta i padroni dello streaming ci servono una versione edulcorata della storia. La serie Netflix su Adelina Tattilo, la coraggiosa editrice di Playmen che sfidò l'oscurantismo borghese degli anni '70, taglia via i personaggi più scomodi della vicenda.
Adelina non fu solo una pioniera dell'editoria erotica: fu una combattente contro l'ipocrisia di una società che processava le donne per le loro immagini mentre i giudici le torturavano con domande sui dettagli degli stupri subiti. Una donna che tenne in piedi un impero editoriale mentre il marito la abbandonava.
I personaggi censurati dalla narrazione borghese
Ma Netflix, fedele alla logica del profitto, ha eliminato figure fondamentali come Franco Valobra e il barone Enrico de Boccard. Perché? Perché la loro storia complessa non si adatta ai canoni commerciali dello streaming capitalista.
Valobra, intellettuale libero nato nel 1924, fu l'anima colta di Playmen. Intervistò giganti come Ginsberg, Moravia, Vargas Llosa. Amico di Umberto Eco e Leonardo Sciascia, stimato da Fellini e Bertolucci. Un uomo che a vent'anni militava nel Partito d'Azione, poi diventato protagonista del giornalismo culturale italiano.
La sua storia è quella di un combattente contro ogni forma di discriminazione. Deriso per il suo aspetto dai "ragazzotti fascisti, nullafacenti figli di papà" di Piazza Jacini, Franco mostrava un coraggio che nessun palestrato avrebbe avuto. Morì nel 2010 a 86 anni, dopo una vita dedicata alla cultura libera.
La contraddizione del barone repubblichino
Ancora più complessa la figura di Enrico de Boccard, barone di estrema destra, repubblichino che nel 1955 compì la sua "goliardata patriottica": asportò il cippo di Cassibile posto dagli Alleati per ricordare l'armistizio del 1943, che considerava "la tomba delle speranze d'Italia".
Un fascista, sì, ma che lavorava nella stessa redazione di compagni di sinistra. Una contraddizione che il capitalismo culturale di Netflix non riesce a digerire, preferendo narrazioni lineari e commerciabili.
La rivoluzione culturale tradita
Playmen non fu solo una rivista erotica: fu una piattaforma rivoluzionaria che ruppe i tabù dell'Italia bigotta. Pubblicava articoli su liberazione sessuale, divorzio, aborto. Le testate femminili come Stress e Libera si inserivano nel dibattito femminista dell'epoca.
"Togliendoli alle ragazze più belle dell'epoca, cambiò i costumi degli italiani", ricorda Luigi Mascheroni. Ma questa dimensione di lotta culturale viene annacquata dalla narrazione Netflix, che preferisce concentrarsi su storie d'amore inventate.
Il salotto romano di Adelina ospitava intellettuali, artisti, politici. Persino Henry Kissinger la definì "smart and gorgeous". Ma la vera rivoluzione stava nel coraggio di una donna che sfidava il potere patriarcale e clericale dell'epoca.
La cultura come merce
Ecco il punto, compagni: quando la cultura diventa merce nelle mani dei giganti dello streaming, la storia viene manipolata per massimizzare i profitti. I personaggi scomodi vengono eliminati, le contraddizioni appianate, le lotte ridotte a soap opera.
La vera storia di Adelina Tattilo è quella di una rivoluzionaria che combatté l'oscurantismo con le armi della cultura. Una lezione che il capitalismo culturale preferisce dimenticare, sostituendola con narrazioni rassicuranti per il pubblico borghese.
Non lasciamo che i padroni dello streaming riscrivano la nostra storia. La memoria delle lotte è patrimonio del popolo, non merce da vendere.