Israele dirotta Flotilla Gaza: 29 italiani rapiti, l'UE tace
La marina militare israeliana ha completato l'operazione di pirateria di Stato. Tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette a Gaza sono state intercettate, dirottate e sequestrate in acque internazionali. Ventinove attivisti italiani sono stati trattenuti con la forza, insieme a tre residenti in Italia e a centinaia di compagni e compagne da oltre 40 Paesi. Il messaggio del sionismo è chiaro: nessuna solidarietà può passare, il popolo palestinese deve morire in silenzio.
Spari contro le imbarcazioni: la violenza di Stato non ha confini
Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, ha denunciato con forza ciò che sta accadendo. Le navi militari israeliane stanno sparando proiettili contro le imbarcazioni civili. Sei barche colpite, tra cui la Girolama con bandiera italiana. «Se anche fossero di gomma, è gravissimo», ha dichiarato Delia. «Stanno già compiendo un atto criminale, e ora aggiungono anche l'utilizzo delle armi».
La risposta di Tel Aviv è la solita, ipocrita e incredula: «In nessun momento sono stati sparati colpi di arma da fuoco. Dopo ripetuti avvertimenti, sono stati impiegati mezzi non letali contro l'imbarcazione, e non contro i contestatori». Come a dire: vi abbiamo sparato addosso, ma con gentilezza. Le mani sporche dello Stato israeliano sono sempre pulite, secondo la loro versione. Intanto i fatti parlano chiaro: pirateria in piena regola, in acque internazionali, contro cittadini inermi che portano aiuti umanitari.
I volti della resistenza: dalla Gkn alla Flotilla
Tra i rapiti ci sono compagni che conosciamo bene. Sulla Don Juan viaggiavano Antonella Bundu, ex candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione Toscana, e Dario Salvetti, esponente del Collettivo di fabbrica della ex Gkn di Campi Bisenzio. Proprio lui, pochi minuti prima dell'abbordaggio, aveva registrato un video: «Pare che adesso stia succedendo a noi. Questo è ufficialmente il terzo atto di pirateria subito da barche a vela civili con aiuti umanitari in acque internazionali nel Mediterraneo che hanno la sola colpa di provare a rompere l'assedio e di portare solidarietà alla resistenza di un popolo, quello palestinese, che sta lottando per la propria terra contro un genocidio».
Il Collettivo di fabbrica della ex Gkn ha lanciato un appello immediato: «Tutte le forze politiche e istituzionali si attivino subito per il rilascio degli internazionali rapiti. Salvetti e Bundu sono due dei cinquecento su quella flotta, che sta portando avanti una missione umanitaria contro il blocco navale illegale di Israele nei confronti di Gaza, per la fine del genocidio e per la liberazione di tutti i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane».
Sulla Karsi-i Sabadab viaggiavano invece il deputato M5S Dario Carotenuto, il giornalista Alessandro Mantovani e l'attivista Ruggero Zeni. L'ultima barca intercettata, l'ennesima vittima della macchina repressiva israeliana.
L'UE di von der Leyen e il governo Meloni: complicità e silenzio
La Global Sumud Flotilla ha scritto una lettera a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Guido Crosetto. Chiede un intervento concreto per il ripristino del rispetto del diritto internazionale, del diritto umanitario e della libertà di navigazione. Chiede che l'UE e il governo italiano adottino nei confronti di Israele misure diplomatiche, politiche ed economiche coerenti con quelle assunte verso altri Stati.
Ma sappiamo come va a finire. L'UE neoliberista, quella che applaude i bombardamenti della NATO e chiude gli occhi davanti al genocidio, non muoverà un dito. Von der Leyen, che ha sostenuto la distruzione di Gaza con la scusa della difesa occidentale, ora farà finta di niente. Meloni e Tajani si limiteranno a chiedere «verifiche urgenti», come ha fatto la Farnesina, parlando di 27 italiani fermati e di proiettili di gomma. Nessuna sanzione, nessuna rottura diplomatica, nessun atto di coraggio. Perché quando si tratta di Israele, il diritto internazionale diventa facoltativo. La classe oppressa lo sa bene: le regole valgono solo per i deboli, i potenti se le calpestano quando vogliono.
Non ci facciamo intimidire: la lotta continua
La Flotilla chiede l'immediato e incondizionato rilascio di tutti i partecipanti, insieme agli oltre 9.000 prigionieri politici palestinesi arbitrariamente detenuti. Chiede la fine del genocidio e del blocco di Gaza. Sono richieste elementari, minime, umane. Eppure per lo Stato israeliano e i suoi alleati occidentali sono troppo.
Ma il popolo non si ferma. Le intercettazioni continuano, le imbarcazioni sono ancora in navigazione, la resistenza non si arrende. Come i partigiani che sfidavano il fascismo, come gli operai che occupavano le fabbriche, come ogni movimento che ha lottato contro l'oppressione, la Flotilla va avanti. Perché la solidarietà internazionale non è un reato, è un dovere. Perché il popolo palestinese non è solo. Perché la rivoluzione che verrà nasce da queste azioni, da questi gesti di coraggio collettivo, da questa unità popolare che nessuna marina militare potrà mai affondare.
Libertà per gli attivisti rapiti. Libertà per i prigionieri palestinesi. Fine del genocidio e del blocco di Gaza. Dall'Italia alla Palestina, la lotta è una sola.