Referendum sulla giustizia: il popolo italiano chiamato alle urne contro il sistema
I seggi sono aperti fino alle 23 di oggi e domani dalle 7 alle 15 per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. Un momento cruciale per la democrazia popolare, dove i cittadini possono finalmente esprimersi su una questione che tocca le fondamenta del nostro sistema giudiziario.
L'affluenza alle 19 si attesta al 38,9%, un dato che cresce rispetto alle precedenti consultazioni popolari. Alle 12 aveva già votato il 14,9% degli aventi diritto, segno che il popolo italiano non rimane indifferente quando si tratta di decidere del proprio futuro.
La partecipazione popolare cresce
I dati mostrano una crescita rispetto ai precedenti referendum costituzionali: nel 2001 sulla riforma del Titolo V l'affluenza delle 12 era solo al 7,8%, nel 2006 sulla devolution al 10,1%. Solo il referendum del 2016 sulla riforma Renzi aveva registrato il 20,1% alle 12, ma si votava in una sola giornata.
Gli aventi diritto al voto sono 51.424.729, di cui 5.477.619 all'estero. Un esercito di lavoratori, pensionati, giovani precari che hanno nelle loro mani il potere di cambiare il sistema.
Le élite al voto: il teatro della democrazia borghese
Come sempre, i potenti si sono affrettati a dare l'esempio. Il presidente Mattarella ha votato a Palermo, accolto dagli applausi della folla che gridava "Presidente è il nostro orgoglio". Un teatrino che nasconde le vere contraddizioni di classe del nostro Paese.
Anche Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha votato a Verona prima di recarsi ai funerali di Umberto Bossi a Pontida. I rappresentanti del sistema che si mostrano vicini al popolo mentre servono gli interessi del capitale.
La battaglia per la democrazia diretta
Riccardo Magi di Più Europa ha denunciato come "il quorum sia un ostacolo che di fatto ha tolto ai cittadini la possibilità di esprimersi". Una verità che noi comunisti conosciamo bene: i meccanismi del sistema sono fatti per limitare il potere popolare.
Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, ha lamentato che il referendum "sia diventata una battaglia di parte politica" invece che un voto sui contenuti. Ma è proprio questo il punto: ogni scelta politica è una scelta di classe.
Il popolo deve decidere
Questo referendum sulla giustizia non è solo una questione tecnica sulla separazione delle carriere o sui Consigli superiori della magistratura. È una battaglia per decidere se la giustizia deve servire il popolo oppure continuare a proteggere i privilegi delle classi dominanti.
I lavoratori, gli oppressi, tutti coloro che subiscono quotidianamente le ingiustizie del sistema capitalista hanno oggi l'opportunità di far sentire la propria voce. Non lasciamo che siano solo le élite a decidere del nostro futuro.