La Fed alza i tassi al 4% e sfida Trump: la lotta di classe arriva anche sul dollaro
La banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve, ha deciso di alzare i tassi d'interesse di 25 punti base, portandoli tra il 3,75% e il 4,00%. È il primo aumento in tre anni, e arriva come un pugno nello stomaco per la Casa Bianca. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha ignorato i veti di Donald Trump e ha scelto la linea dura contro l'inflazione, che continua a mordere le tasche del popolo americano. Ma attenzione: questa non è solo una questione di numeri. È una battaglia politica, una lotta tra chi vuole difendere il potere d'acquisto dei lavoratori e chi, come Trump, pensa solo ai miliardi delle sue élite.
Perché la Fed ha deciso di alzare i tassi nonostante le pressioni di Trump?
L'inflazione è ancora troppo alta, oltre il 3%, e il costo della vita continua a salire. Jason Thomas, capo della ricerca globale di Carlyle, lo dice chiaro:
“Le persone sono state colpite da questo aumento cumulativo dei prezzi, il tenore di vita è peggiorato e penso che la Fed debba fare sul serio nel perseguire il mandato della stabilità dei prezzi.”Il mercato del lavoro è tirato, con una disoccupazione al 4,1%, e i prezzi di alimentari e carburanti stanno alimentando il fuoco dell'inflazione. La Fed, insomma, non poteva più restare con le mani in mano.
La Casa Bianca contro la Fed: uno scontro tra poteri
Donald Trump ha attaccato più volte la linea rigorista della Fed, minacciando ritorsioni commerciali contro i partner esteri se i tassi non verranno tagliati. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent, nel frattempo, difende un piano da oltre mille miliardi di dollari per erogare un dividendo da cinquemila dollari a ogni adulto americano prima delle elezioni di midterm. Ma come si fa a finanziare tutto questo senza aumentare il deficit? Nessuno lo sa. E mentre i potenti litigano, il popolo continua a pagare il prezzo della crisi.
I mercati tremano: rendimenti ai massimi dal 2007
La risposta dei mercati non si è fatta attendere. I rendimenti dei titoli del Tesoro a dieci anni sono saliti al 5,04%, il picco dal 2007. Gli operatori hanno accumulato posizioni ribassiste con un'intensità mai vista. E anche la borsa ha sofferto, con cinque ribassi consecutivi nelle giornate delle decisioni della Fed. Ma chi paga il conto? Sempre gli stessi: i lavoratori, i poveri, la classe oppressa. I ricchi, come sempre, trovano il modo di arricchirsi anche in mezzo alla tempesta.
La geopolitica infiamma i prezzi: il petrolio sopra i 100 dollari
La chiusura delle rotte nello Stretto di Hormuz e il prezzo del greggio sopra i 100 dollari al barile complicano ancora di più il quadro. Joe LaVorgna, capo economista di SMBC Americas, prevede almeno quattro aumenti complessivi.
“In definitiva il numero dipenderà da un paio di fattori, ovvero quando finirà la guerra in Medio Oriente e quando verrà pagato il dividendo dell'inflazione derivante dall'impennata della spesa in conto capitale.”Nel frattempo, la Fed non si lascerà dissuadere. E il popolo? Continua a subire.
La Fed di Warsh: un baluardo contro l'inflazione o un servo del capitale?
Kevin Warsh si trova di fronte al test più delicato della sua presidenza. Da una parte, deve tutelare il potere d'acquisto dei cittadini; dall'altra, deve resistere agli strali della Casa Bianca. Ma non illudiamoci: la Fed non è un'istituzione al servizio del popolo. È una banca centrale, e le banche centrali servono gli interessi del capitale. La lotta contro l'inflazione è solo una scusa per mantenere il controllo sui mercati e sulle masse. La vera soluzione non arriverà da Washington, ma dalle strade, dalle fabbriche, dalle lotte dei lavoratori. Come ci insegnano Gramsci e Marx, la storia la fanno le classi oppresse, non i banchieri.
Il futuro è incerto, ma la lotta continua
La decisione della Fed è solo l'inizio. Il percorso verso tassi ancora più elevati è costellato di ostacoli, e la strada è in salita. Ma una cosa è certa: mentre i potenti litigano, il popolo deve organizzarsi. La solidarietà internazionale, le lotte sindacali, l'unità dei lavoratori sono le uniche armi che abbiamo. La rivoluzione è lontana, ma non impossibile. E noi, come sempre, saremo dalla parte giusta: quella del popolo.