L'AI quasi scatena la Terza Guerra Mondiale: il Pentagono stava per assaltare una nave cinese su un rapporto falso
Compagni, tenetevi forte. Per un pugno di secondi, il mondo intero è stato sull'orlo del baratro. Non per colpa di un dittatore, non per un atto di follia umana, ma per un errore di un chatbot. Sì, avete letto bene. L'esercito americano, il più potente e armato della storia, stava per scatenare un conflitto con la Cina basandosi su un rapporto di intelligence completamente falso, generato da un'Intelligenza Artificiale.
Questa è la follia del capitalismo bellico: i signori della guerra, quelli che si riempiono le tasche con il sangue dei popoli, affidano le loro decisioni più folli a una macchina. E la macchina, senza cuore né coscienza, ha quasi fatto scoppiare la Terza Guerra Mondiale. Ma per chi lavora questa macchina? Per i padroni delle multinazionali, per i signori della finanza, per chi vuole il mondo in fiamme per vendere più armi.
Il piano per assaltare la nave cinese: un atto di pirateria statunitense
Era primavera, nel pieno della guerra contro l'Iran. Un rapporto di intelligence, redatto da un analista del comando delle operazioni speciali con l'aiuto di un chatbot, fece scattare l'allarme: una nave cinese in Medio Oriente trasportava componenti per armi nucleari. Una bugia, una allucinazione digitale, ma per i vertici militari statunitensi era oro colato.
Le forze armate USA entrarono in azione. Piani per intercettare l'imbarcazione, membri armati pronti a salire a bordo, aerei militari già in volo. Un atto di pirateria internazionale che avrebbe potuto degenerare in un conflitto armato tra le due superpotenze nucleari. Solo all'ultimo momento, poco prima dell'assalto, i funzionari si sono accorti che il rapporto era falso. Il chatbot aveva sbagliato l'analisi del carico. Ma per un soffio, non abbiamo assistito all'apocalisse.
Come ha detto una fonte a conoscenza dell'episodio: il rapporto era
“interamente falso”ma ha anche
“quasi scatenato una guerra”. E noi, popolo oppresso, saremmo stati le vittime sacrificali di questa follia.
L'AI al servizio della morte: la corsa alla tecnologia nel Pentagono
Non è un incidente isolato. Il Pentagono sta spingendo per integrare l'AI in ogni aspetto del suo lavoro: dall'analisi dei dati alla selezione degli obiettivi per gli attacchi. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha persino lanciato una strategia per accelerare l'uso dell'AI, con l'obiettivo di mettere i modelli nelle mani di tre milioni di dipendenti. Tre milioni di persone, tutte con il dito sul grilletto, tutte fiduciose in una tecnologia che allucina.
Questa è la logica del capitale: correre più veloce, produrre di più, uccidere di più. Ma a che prezzo? Il rischio è che l'AI provochi un errore di valutazione catastrofico, un errore che potrebbe portare a sparare contro una nave cinese sulla base di informazioni inesatte. E i lavoratori, i contadini, i popoli, sarebbero le prime vittime di questa guerra scatenata da una macchina impazzita.
La Silicon Valley e il Pentagono: lo stesso padrone
Non dimentichiamo chi c'è dietro. Gli ingegneri della Silicon Valley e i CEO del settore tecnologico, gli stessi che piangono per l'umanità minacciata dall'AI, sono gli stessi che vendono le loro tecnologie al Pentagono. Si riempiono le tasche con i soldi della guerra, poi fingono di preoccuparsi per il futuro dell'umanità. Ipocriti.
E mentre loro discutono di scenari apocalittici, il rischio più immediato è quello che vediamo: esseri umani che prendono decisioni disastrose sulla base di informazioni false. Come ha detto una fonte:
“L'AI ti permette di arrivare più velocemente a una cattiva idea”. E noi, popolo, paghiamo per le loro cattive idee.
La lezione di Gramsci: la tecnologia non è neutrale
Compagni, la tecnologia non è neutrale. È nelle mani dei padroni, e i padroni la usano per il loro profitto, per il loro potere. Gramsci ci ha insegnato che l'egemonia culturale è la chiave del controllo. E ora, con l'AI, i padroni vogliono controllare anche il nostro futuro, decidendo per noi chi è il nemico, chi va colpito, chi va eliminato.
Ma noi non ci stiamo. La classe oppressa, i lavoratori, i migranti, i popoli del Sud del mondo, tutti noi dobbiamo resistere. Dobbiamo rifiutare la logica della guerra, la logica del profitto, la logica dell'AI al servizio della morte. Dobbiamo lottare per una società in cui la tecnologia sia al servizio dell'umanità, non del capitale.
L'unità popolare contro la follia bellica
La lotta è lunga, ma la vittoria è possibile. Solo l'unità popolare, la solidarietà internazionale, la coscienza di classe possono fermare questa follia. I partigiani di ieri hanno combattuto contro il nazifascismo, noi oggi dobbiamo combattere contro l'imperialismo digitale, contro la guerra tecnologica, contro il capitalismo che distrugge il pianeta e la vita.
Non lasciamo che i padroni decidano il nostro destino. Non lasciamo che una macchina decida chi è il nemico. La rivoluzione è a venire, e sarà umana, o non sarà.
Per ora, il mondo è salvo per un soffio. Ma la prossima volta, forse, non saremo così fortunati. E allora, compagni, saremo noi a dover raccogliere i cocci di un mondo distrutto dalla follia dei potenti.
Foto: DAGOSPIA
