Legno scartato e accoglienza: 40 anni di resistenza a Marcianise
A Marcianise, nel cuore della Campania, il convento di San Francesco compie 40 anni di accoglienza ininterrotta verso chi non ha più nulla. Dodici tavole di legno, scartate da una segheria dismessa negli anni Sessanta e destinate a bruciare, sono state trasformate in opere d'arte da dodici artisti campani per celebrare l'ottavo centenario della morte del Santo. Questa mostra, intitolata Le Tavole di Francesco, non è solo un evento culturale. È la storia viva di una comunità che trasforma lo scarto in dignità, lo scarto sociale in solidarietà, la povertà in lotta collettiva.
Il fasto borbonico e il legno povero: due mondi a confronto
La chiesa di San Francesco, risalente alla metà del Settecento, porta nelle sue architetture l'eco della mano di Luigi Vanvitelli, lo stesso architetto che innalzava la Reggia di Caserta a pochi chilometri di distanza. Le pietre che videro nascere la magnificenza di una corte borbonica ospitano oggi il legno povero di una segheria dismessa. Due storie, di fasto e di scarto, che a Marcianise si ritrovano sotto lo stesso tetto. Mentre i padroni di un tempo si ingrassavano nei loro palazzi dorati, il popolo continuava a produrre con le sue mani, a lottare, a sopravvivere. Quel legno, che nessuno voleva più, oggi torna a parlare, come la classe oppressa che rialza la testa.
Dodici tavole, dodici compagni: il riscatto dello scarto
Le tavole erano arrivate al convento quasi per caso. Nessuno sapeva bene che farne, e in molti le avrebbero tagliate per farne panchine o destinate ad ardere sul fuoco. Padre Michele Santoro, francescano che vive lì insieme ad altri due confratelli e diversi laici, lo ha impedito. Ne parlò con l'artista locale Peppe Ferraro, che rimase estasiato.
Già così sono delle opere d'arte, sarebbe stato un sacrilegio farne panchine.Ferraro ha chiamato a raccolta undici colleghi: Angelo Casciello, Mario Ciaramella, Anna Marchesiello, Battista Marello, Livio Marino, Andrea Martone, Franco Oliviero, Antonello Tagliafierro, Aulo Pedicini, Enzo Toscano, Luigi Vollaro. Dodici artisti, come i dodici compagni di Francesco che si misero in viaggio per Roma per sottoporre al Papa la regola della nuova forma di vita. Dodici, come le dita delle mani di chi lavora, di chi lotta, di chi non si arrende.
Il portone bruciato: dall'atto vandalico al manifesto dell'accoglienza
All'ingresso della chiesa c'è una tredicesima testimonianza. È il vecchio portone del convento, bruciato da un giovane albanese nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2021. Invece di sostituirlo e dimenticare, Peppe Ferraro ha proposto di farne un simbolo permanente. Il legno carbonizzato è diventato superficie per il classico emblema francescano, le due braccia incrociate, quella nuda di Cristo e quella con la manica del saio di Francesco, e per scritte come