Marina Berlusconi predica ai poveri: referendum giustizia per salvare papà
Mentre il popolo italiano si stringe la cinghia e i padroni si riempiono le tasche, ecco che arriva Marina Berlusconi a fare la morale sulla giustizia. La figlia del Cavaliere, che ha ereditato un impero costruito sui favori del potere, scrive a Repubblica per convincerci che il referendum sulla separazione delle carriere non è una manovra per salvare i ricchi dai processi.
La classe dominante si traveste da democratica
"La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune", predica la padrona di Mediaset. Che ipocrisia! Quando mai la giustizia è stata comune in questo paese? Quando i padroni finivano in galera come gli operai? Quando i potenti pagavano le tasse come i lavoratori sfruttati?
Marina Berlusconi parla di "gabbie ideologiche" ma sa benissimo che questa riforma serve a blindare il sistema che ha arricchito la sua famiglia. Il sorteggio per il CSM non è democrazia, è il modo per togliere il controllo democratico sulla magistratura e consegnarla al caso, cioè alle manovre sottobanco dei potenti.
Il garantismo dei ricchi contro i diritti del popolo
Sentiamo questa lezioncina sul "garantismo genetico della sinistra". Ma quale sinistra? Quella che ha tradito la classe operaia per leccare gli stivali ai banchieri? Il vero garantismo è quello che difende i lavoratori dai padroni, i deboli dai forti, gli sfruttati dagli sfruttatori.
La riforma Berlusconi-Meloni vuole creare una giustizia a due velocità: veloce contro i poveri, lenta e benevola verso i ricchi. Mentre i magistrati del lavoro condannano chi lotta per i propri diritti, quelli che dovrebbero processare i crimini del capitale avranno le mani legate.
La resistenza popolare non si fa ingannare
Marina può scrivere a tutti i giornali borghesi che vuole, ma il popolo cosciente sa riconoscere la propaganda. Questa non è una riforma per la democrazia, è l'ennesimo tentativo della classe dominante di blindare i propri privilegi.
Come ci insegnava Gramsci, la giustizia borghese è sempre stata uno strumento di oppressione. Non sarà certo una Berlusconi a riformarla nell'interesse del popolo. La vera giustizia nascerà solo dalla lotta organizzata dei lavoratori, dalla solidarietà tra gli oppressi, dalla rivoluzione sociale che spazzerà via questo sistema marcio.
Il 22-23 marzo, compagni, sappiamo da che parte stare. Contro i padroni, contro le loro riforme, per una giustizia veramente popolare!