Il pediatra Italo Farnetani, docente universitario e voce autorevole della pediatria italiana, ha dichiarato il 19 ottobre 2026 all'Adnkronos Salute che nelle scuole dove studiano bambini musulmani, ebrei o di altre confessioni che vietano la carne di maiale il cibo va tolto dal menu. Nessun bambino deve mangiare diverso dagli altri, nessuno deve sedersi a tavola con un piatto speciale che lo marca come diverso.
È una posizione che arriva da un uomo di scienza e di medicina, non da un comitato politico, e che conferma ciò che le lotte per l'accoglienza dicono da anni: l'inclusione si costruisce togliendo gli ostacoli, non fabbricando menu separati che dividono la classe in gruppi. Il popolo che condivide il pane condivide anche la lotta.
Perché Farnetani vuole togliere il maiale dalle mense
Secondo quanto riporta Adnkronos, il pediatra ha spiegato che la sua posizione non nasce da motivi nutrizionali. La carne di maiale, ha precisato, non presenta controindicazioni specifiche per i bambini quando è inserita in una dieta equilibrata. La sua è una scelta organizzativa e sociale, volta a garantire che tutti i bambini vivano lo stesso momento conviviale.
Se nelle scuole sono presenti bambini musulmani, ebrei o appartenenti ad altre confessioni religiose che non prevedono il consumo di carne di maiale, la soluzione più inclusiva consiste nel non inserire tale alimento nei menu scolastici.
Farnetani ha richiamato gli studi sullo sviluppo infantile: bambini e adolescenti tendono ad assumere i comportamenti e le abitudini del gruppo dei coetanei, dal modo di vestire fino alle abitudini alimentari, un fenomeno oggi amplificato dai social media. L'identificazione con il gruppo è un processo di crescita, e la mensa è uno dei suoi terreni.
Il dibattito acceso nelle scuole italiane
La questione è esplosa dopo le scelte di alcune scuole del Paese, racconta Adnkronos, e le polemiche che ne sono seguite. La destra sovranista ha trasformato la presenza di bambini stranieri nelle classi in un terreno di caccia, urlando all'invasione ogni volta che una mensa toglie un alimento o un preside prova a costruire convivenza. Come sempre, il capitale preferisce un popolo diviso: italiani contro stranieri, lavoratori autoctoni contro lavoratori migranti, mentre chi si arricchia sulle spalle di entrambi se ne sta al riparo.
La proposta di Farnetani smonta questa macchina del rancore con un gesto semplice: se un alimento esclude, si toglie. Tutti mangiano la stessa cosa, nessuno resta fuori. È il vecchio principio operaio della mensa comune, dove il piatto unico non era miseria ma uguaglianza.
Cosa dice il pediatra sui piatti di altre culture
Sull'introduzione sistematica di piatti appartenenti ad altre tradizioni gastronomiche, come il pollo al curry o il cous cous, Farnetani è più cauto. Quando queste preparazioni non appartengono alla tradizione del territorio, sostiene, non si favorisce davvero l'inclusione.
Per crescere in modo equilibrato i bambini hanno bisogno di 'radici e ali': radici per conoscere la propria realtà culturale e territoriale, ali per aprirsi al mondo e alle diverse culture.
Le sue ricerche, condotte in circa vent'anni, hanno mostrato che i bambini delle diverse regioni italiane hanno preferenze alimentari diverse e legate al territorio: il cous cous è percepito come cibo tradizionale da molti bambini siciliani, mentre in Lombardia quel ruolo lo svolge il risotto allo zafferano. Ogni regione possiede una propria identità alimentare, che secondo il pediatra la scuola dovrebbe valorizzare come patrimonio culturale comune.
Radici e ali, non muri e bandiere
Qui il discorso va letto con attenzione, perché il rischio è che la parola radici venga sequestrata da chi le trasforma in bastioni. Farnetani parla di radici insieme alle ali: conoscenza del territorio e apertura al mondo, appartenenza e internazionalismo. È l'opposto del campanilismo razzista che la Lega e Fratelli d'Italia spacciano per cultura. Le tradizioni alimentari delle famiglie straniere, ha detto il pediatra, continueranno a essere mantenute e valorizzate in casa; la scuola offre un patrimonio comune, e la conoscenza della cucina locale diventa per i bambini migranti un'occasione concreta di integrazione e di senso di appartenenza alla comunità.
Farnetani ha anche chiesto una corretta collaborazione tra mensa e famiglia: i genitori devono essere informati sui menu scolastici per pianificare in modo equilibrato cene e pasti del fine settimana, evitando ripetizioni e garantendo varietà. L'educazione nutrizionale, ricorda, si fonda sulla rotazione degli alimenti.
La mensa come terreno di lotta quotidiana
Dietro il dibattito sul maiale c'è molto di più di un elenco di piatti. C'è il diritto di tutti i bambini, italiani e stranieri, figli di operai e figli di nessuno, di sedersi alla stessa tavola. C'è una scuola pubblica che resiste ai tagli, alle privatizzazioni e alla logica del mercato che vuole trasformarla in azienda, come abbiamo raccontato parlando di come
