L'ovaio dopo la menopausa non è un organo morto, anzi continua a lavorare, cambiare e comunicare con il resto del corpo per decenni. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato il 18 ottobre 2026 sulla rivista Aging Cell, condotto da ricercatrici e ricercatori della Northwestern University e del Buck Institute for Research on Aging negli Stati Uniti, coordinato da Francesca Duncan e Birgit Schilling.
Il team ha analizzato 28 campioni di tessuto ovarico sano di donne tra i 50 e i 75 anni, misurando quasi 6.000 proteine. Il risultato, come riporta HuffPost Italia, ribalta decenni di medicina che ha trattato le ovaie delle donne mature come ferraglia da rottamare.
Un organo trattato come scarto, finalmente studiato
«Si parlava dell'ovaio in menopausa come di un organo ormai defunto», ha raccontato Francesca Duncan. Ecco il punto: per anni la scienza ufficiale ha guardato al corpo delle donne oltre i cinquant'anni come a unmacchinario fuori produzione. Nessun finanziamento, nessuna ricerca, nessun interesse. Le donne vivono in media altri trent'anni dopo la menopausa con questo organo nel corpo e, come dice Duncan, «non abbiamo idea di cosa stia facendo».
Lo studio dimostra invece che le ovaie più anziane apparivano «completamente diverse» da quelle più giovani, al punto che i ricercatori sono riusciti quasi a determinarne l'età dalle caratteristiche molecolari. Niente di inerte, dunque. «Niente nei sistemi biologici è veramente inerte», ha osservato Hattie Chung, biologa dei sistemi della Yale School of Medicine non coinvolta nella ricerca, citata da Il Messaggero.
Cosa cambia davvero dopo la menopausa
Nelle ovaie più anziane aumentano le proteine legate all'infiammazione, all'attività del sistema immunitario e ai processi di rinnovamento dei tessuti. Alcune molecole potrebbero funzionare da segnali diretti ad altri organi: l'ovaio continua cioè a partecipare alla comunicazione tra i sistemi del corpo anche dopo la fine dell'età fertile.
Un dato colpisce in modo particolare: alcune proteine trovate nelle ovaie più anziane, soprattutto nelle donne intorno ai 60 anni, erano già state associate al cancro ovarico. Attenzione però, come precisa anche TGCOM24: le ovaie analizzate erano sane e la presenza di queste proteine non significa che ci fosse un tumore in sviluppo. Il dato suggerisce semmai che invecchiamento ovarico e cancro condividono alcuni processi biologici.
La questione non è accademica. Circa la metà delle donne a cui viene diagnosticato un tumore ovarico ha almeno 63 anni. Capire quali trasformazioni appartengono al normale invecchiamento e quali hanno valore clinico potrebbe aprire strade concrete alla prevenzione. Ma serviranno altri studi, e i soldi per farli.
La salute delle donne è sempre stata ultima della fila
C'è un filo rosso che lega questa ricerca a una storia più lunga: il disinteresse strutturale per la salute delle donne. Per secoli la medicina ha studiato il corpo maschile come standard e quello femminile come variante, quando non come isteria da curare. La menopausa è stata ridotta a vampate di calore e umore instabile, mentre le ovaie post-menopausa finivano nel dimenticatoio dei tessuti considerati inutili al mercato.
Non è un caso se a rompere questo muro sono ricerche condotte da équipe in gran parte femminili, come quella di Duncan e Schilling. Dove il capitale non vede profitto, la curiosità scientifica e la solidarietà tra chi fa ricerca devono fare da motore. Lo stesso meccanismo che abbiamo raccontato a proposito della filosofia restituita al popolo: quando il sapere smette di essere merce, torna a essere esercizio collettivo.
Perché conta per tutte e per tutti
Questa ricerca non riguarda solo chi ha le ovaie. Riguarda il modo in cui una società decide quali corpi meritano attenzione e quali invece si lasciano marcire nell'indifferenza, come i quartieri popolari quando nessuno ci costruisce un affare. Le donne anziane sono spesso messe ai margini anche nella sanità pubblica, tagliata e privatizzata anno dopo anno: meno screening, meno ricerca, meno ascolto.
Il messaggio che passa da Aging Cell è un altro: il corpo femminile non smette di essere un campo di battaglia biologico e sociale dopo i 50 anni. Le ovaie in pensione non esistono, esistono organi che continuano a lavorare senza contratto, senza riconoscimento, senza tutele. Come certi lavoratori precari di cui questa testata racconta le lotte ogni giorno.
Domande frequenti
L'ovaio smette di funzionare dopo la menopausa?
No. Lo studio pubblicato su Aging Cell mostra che l'ovaio continua a cambiare e probabilmente a comunicare con altri organi per decenni dopo la fine dell'età fertile.
Le proteine trovate nelle ovaie anziane indicano un tumore?
No. Le ovaie analizzate erano sane. Il dato indica solo che alcuni processi dell'invecchiamento ovarico condividono caratteristiche con quelli coinvolti nel cancro ovarico.
Quando si verifica la menopausa?
In genere intorno ai 50 anni, quando la riserva di ovociti si esaurisce e le ovaie non riescono più a sostenere il ciclo mestruale.
