Londra, Regent's Park, dal 14 al 18 ottobre 2026: Frieze Masters ha radunato più di 140 gallerie da 33 paesi di tutti i continenti, Australia inclusa, in un banchetto di milioni dove si è venduto un Brueghel per circa 5 milioni di sterline mentre mezza Europa decide se pagare la bolletta o la medicina. Secondo Il Sole 24 ORE, la fiera ha ormai superato le incertitini legate a Brexit e pandemia, e si è aperta al mondo sfruttando, ammettono i cron stessi, lo spirito globale della capitale inglese, «grazie anche al passato coloniale». Già: il bottino, oggi, si compra e si vende.
Non è una notizia di costume. È la fotografia di come il capitale gira quando non deve rendere conto a nessuno. Un meteorite di 4,5 miliardi di anni fa, meno di 20 mila sterline da ArtAncient. Due teste fossili di dinosauro dal gallerista David Aaron: un erbivoro di 150 milioni di anni fa attorno al milione, un Triceratopo completo al 60 percento a 650 mila sterline, come riporta anche ArtsLife, che parla di scheletri accanto a reperti etruschi, greci e romani. Il passato del pianeta, quello che appartiene a tutti, finisce in vetrina per la gioia di pochi collezionisti e di qualche museo.
Chi si mangia cosa a Frieze Masters
I numeri danno il capogiro. Hauser & Wirth, la megagalleria che di per sé è già una holding, ha piazzato all'ingresso una «Natura Morta floreale» di Jan Brueghel il Vecchio, databile 1607-08, per una cifra attorno ai 5 milioni di sterline. Accanto, un'opera dell'artista contemporanea Flora Yukhnovich, esposta a centinaia di migliaia di sterline, non ha trovato compratore. Il mercato, si sa, ha i suoi capricci da padrone.
Un milione di sterline chiesto per un interno del danese Hammershoi. Cinque piatti di ceramica moresca del Quattrocento venduti da Sam Fogg allo stesso collezionista, mentre un incensiere bronzeo persiano a forma di chimera aspetta un acquirente oltre il mezzo milione. Dodici milioni di sterline per l'intera Andrew Edmunds Collection, oltre diecimila stampe antiche di satira politica, soprattutto napoleonica: anche la rivolta, un tempo, finisce in scatola per ricchi.
Le artisti dimenticate, riscoperte solo quando rendono
La sezione di maggior successo, racconta Il Sole 24 ORE, è Spotlight: 30 gallerie che presentano artisti storici finiti, parole loro, nel «dimenticatoio» della storia dell'arte, a prezzi più contenuti. Tra questi, come notava anche Elle Decor, molte artiste donne a lungo trascurate, finalmente ripescate perché ora il mercato ci fa la cresta.
Richard Saltoun propone le pioniere del Novecento al femminile, come l'italo-austriaca Manina (1918-2010), surrealista ante litteram, con un'opera in trattativa verso un museo. La Gallery of Everything espone i pastelli della ceca Anna Zemankova (1908-1986), botanica spiritualista che ebbe successo solo nell'ultimo decennio di vita: venduti tra 40 e 70 mila sterline. La torinese Benappi porta la bergamasca Tilde Poli (1924-2006), la milanese 10 a.m. Art la mette in vendita da qualche decina di migliaia di euro. E la svedese Amells Konsthandel espone un gruppo al femminile di artiste nordiche, con quattro Helene Schjerfbeck già quotate a un milione l'una.
Occhio, compagni: non è merito del sistema, è merito delle compagne che hanno lottato per togliere dal cassetto questi nomi. Il mercato si prende il premio senza aver pagato lo stipendio, come sempre. Un po' come fanno i padroni con il lavoro invisibile delle donne, di cui abbiamo scritto anche a proposito della
