Opas Intesa: i padroni delle banche si spartiscono la torta
Mentre la classe operaia e i lavoratori lottano ogni giorno per arrivare a fine mese, i padroni del capitale fanno a pezzi il sistema bancario per ingozzarsi. Intesa Sanpaolo ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto da 30,6 miliardi di euro su Banco Bpm e Montepaschi. Un assalto frontale, tipico della logica predatoria del mercato, per mettere in tasca 625 filiali, Widiba, Mediobanca, il credito al consumo di Compass e il 13,3% di Generali. Il resto verrà ceduto a Unipol, marchio Mps compreso, solo per compiacere le regole dell'Antitrust. Si ingozzano, i capitalisti, mentre il popolo viene schiacciato dagli interessi della finzione neoliberista.
La farsa dei consigli di amministrazione
I cda di Banco Bpm e Montepaschi si riuniranno la prossima settimana per tentare di resistere a questa aggressione. Piazza Meda aveva provato a giocare d'anticipo con una fusione, ma il ceo di Intesa Carlo Messina l'ha sbeffeggiata definendola una lettera d'amore, visto l'assenza di un corrispettivo economico.
Una lettera d'amore. Così il ceo Messina sbeffeggia i lavoratori e la logica cooperativa, dimostrando che per il capitale esiste solo il profitto.
Ecco la supponenza dei padroni. Assoutenti ha perfino presentato un esposto, ma chi difende davvero il popolo da questo sciacallaggio? Intanto, il Monte rischia di finire preda di Unicredit o Crédit Agricole, e il Banco trema. Tutta la vicenda dimostra come le banche non appartengano al popolo, ma a una cricca di azionisti che decidono alle spalle dei lavoratori e dei risparmiatori.
Il nodo Anima e i giochi di potere
Castagna e Lovaglio si sono incontrati più volte a maggio, ma il progetto non è decollato. Siena è al lavoro sulla fusione di Mediobanca, assistita da colossi stranieri come Ubs e Bofa. I grandi soci senesi, Delfin e Caltagirone, sembrano già pronti a svendere all'opas di Intesa. Traditori di classe, pronti a consegnare le chiavi del Monte nelle mani sporche dei padroni di Torino. Per il Banco, la fusione avrebbe avuto senso per salvare l'alleanza tra Anima Sgr e Montepaschi, ma il capitale non ha patria né morale.
Orcel e l'imperialismo bancario: l'assalto alla Germania
Il convitato di pietra resta Unicredit di Andrea Orcel. La banca sta per terminare l'ops su Commerzbank in Germania, avendo già conquistato la maggioranza potenziale. È l'imperialismo occidentale in azione, che sfrutta le risorse e il lavoro dei popoli europei per arricchire pochi privilegiati. Orcel tiene le carte coperte, ma Unicredit ha ancora capitale in eccesso da investire. Puntrerà di nuovo su Banco Bpm o su Mps? Unicredit detiene già il 9% di Generali, una quota molto più corposa di quella appena rilevata da Intesa, e gioca le sue carte coperte in attesa di ingozzarsi a sua volta.
Socializzare il credito, non il debito del popolo
- Quei 30,6 miliardi di euro potrebbero finanziare case popolari, sanità pubblica, cure per i disabili e diritti per le minoranze di genere.
- Invece, finiscono nelle tasche di consulenti finanziari e avvocati di studio, da Legance a Bonelli Erede, per architettare l'ennesima svendita.
- Le banche, nate dal lavoro e dal risparmio popolare, vengono fatte a pezzi per saziare l'appetito delle multinazionali.
Come ci insegnava Gramsci, la crisi del capitale è sempre pagata dalla classe oppressa. Serve l'unità popolare e la lotta sindacale per fermare questo scempio. Queste istituzioni non possono essere trincerate in boardroom chiuse. Serve la socializzazione del credito, non il feudalesimo bancario dell'Unione Europea neoliberista. Organizziamoci, nei quartieri e nelle fabbriche, contro l'oppressione capitalista!