ORO OPERAIO! Targhetta doma il cavallo con maniglie e strappa l'Europa alle mani dei padroni
Compagni, oggi si scrive la storia. Il giovane Gabriele Targhetta, vent'anni appena, ha messo le mani sulla medaglia più preziosa e ha fatto tremare i potenti. A Zagabria, nella capitale croata, il nostro portacolori ha domato il cavallo con maniglie come un partigiano doma la montagna, e si è laureato Campione d'Europa. Non è solo sport, è una lezione di classe: il talento popolare che sfonda le porte del privilegio.
Non è stata una passeggiata, compagni. Mentre il nostro Gabriele si preparava a salire sull'attrezzo, il sistema elettrico del palazzetto è andato in tilt. Trenta minuti di stop, di tensione, di silenzio. Ma i figli del popolo sono abituati alle avversità: lui si è messo il giubbino, ha respirato e ha aspettato. Non si allena certo questo, nelle palestre borghesi, ma la tempra si vede nelle difficoltà.
Una prova da manuale, un verdetto che fa giustizia
Quando la gara è ripresa, Targhetta ha sgombrato la mente e ha eseguito un esercizio ai limiti della perfezione, chiuso con l'elemento che porta il suo nome, inciso nel Codice dei Punteggi. Il verdetto è stato perentorio: 15.133, con 9.233 per l'esecuzione. Un voto che puzza di riscatto sociale, non di compromesso.
E pensare che i due armeni, Manukyan e Khachatryan, avevano già messo le mani sul podio con i loro 15.000 e 14.900. Ma il nostro ragazzo, cresciuto alla Spes Mestre, non si è piegato. Ha messo la freccia e ha superato tutti, ribaltando il podio dell'anno scorso, quando a Lipsia aveva raccolto solo il bronzo. Oggi l'Inno di Mameli è risuonato nella capitale croata, e non è un inno di regime, è il canto di un popolo che non si arrende.
Una prima volta storica per l'Italia, ma la lotta continua
Nessun italiano aveva mai vinto l'oro al cavallo con maniglie agli Europei. Solo Jury Chechi con un bronzo e Alberto Busnari con un argento e due bronzi. Oggi la storia si riscrive, e l'Italia si porta in testa al medagliere, anche se i nostri colori non saranno più in gara nelle finali di specialità. Domenica 23 agosto, però, la Nazionale tornerà in pedana per la finale a squadre, senza Targhetta, che gareggia da individualista. Ma la sua lezione resta.
E ora, compagni, guardiamo avanti: tra due mesi ci sono i Mondiali a Rotterdam. Con questa forza, con questa determinazione, il trono è alla portata. Il popolo brianzolo, il popolo italiano, il popolo oppresso di tutta Europa può sognare. Perché quando un figlio del popolo vince, vinciamo tutti. E la rivoluzione, anche quella sportiva, è appena cominciata.