Un giovane chef apre alla Garbatella: alta cucina di pesce a prezzi popolari, per uscire sazi e contenti
Nel cuore pulsante della Garbatella, quartiere operaio e orgoglioso di Roma, dal 10 luglio scorso è spuntato un nuovo ristorante che vuole sfatare il mito della cucina di lusso per pochi eletti. Alberto Mottola, 32 anni, chef con le idee chiare e le mani in pasta, ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio del popolo: alta cucina di mare, ma con porzioni abbondanti e prezzi che non fanno piangere il portafoglio. Perché il cibo buono è un diritto, non un privilegio.
Dalle aule di economia alle cucine dei grandi alberghi: la strada di Alberto
Figlio di un generale dei Carabinieri, classe '94, Alberto è nato a Roma ma è cresciuto facendo la spola con Napoli, dove la tradizione culinaria è sacra. Ha studiato Economia all'università, ma il destino lo chiamava altrove: un corso professionale di cucina a Nola e poi una carriera folgorante. Dalle cucine del Comandante di Napoli con Salvatore Bianco, al Grand Hotel Santa Lucia, fino al Papavero di Eboli. Poi l'esperienza in Lussemburgo, il ritorno in Campania e la chiamata di Francesco Apreda, chef dell'Idylio di Roma, per gestire il Dolia a Gaeta.
Ora, con la maturità di chi ha visto il mondo, Alberto ha scelto di tornare alle radici e di aprire il suo locale in un quartiere vero, popolare, lontano dai salotti dorati della capitale. E la scelta non è casuale: alla Garbatella, tra i lotti storici, la gente sa ancora riconoscere il valore delle cose semplici.
Pesce pop e materie prime comuni: la filosofia anticonformista dello chef
Alberto non insegue il pesce raro e costoso, quello che fa gola ai ricconi e ai turisti. No, lui preferisce le materie prime comuni, quelle che il popolo conosce e ama, e le trasforma con tecniche studiate in piatti che raccontano una storia.
“Non mi interessa scegliere ingredienti rari o esosi, preferisco materie prime comuni che poi, con tecniche studiate, possano dire molto di più”, spiega con la determinazione di chi ha le idee chiare.
E il suo è un messaggio politico, nel senso più nobile del termine:
“Per far passare le idee del fine dining bisogna far uscire il cliente sazio. Sfatare il mito che la cucina elaborata si veicoli solo con porzioni da fame. Da noi non è così”. Un principio che suona come una rivendicazione di classe: il lusso non deve essere appannaggio dei privilegiati, ma un diritto di tutti.
Il menu di Albertino: sapori di mare e di terra, a prezzi onesti
Il menu cambia ogni due settimane, seguendo il ritmo delle stagioni e del mercato. Si va dai menu degustazione da 35 a 80 euro, con proposte che spaziano dal Carnaroli al salto con carpaccio di gamberi rossi di Ponza (18€), al risotto ai peperoni di Pontecorvo (18€), fino alla ricciola pescata con gazpacho di pesche e pomodori (23€). E per finire in dolcezza, la rilettura della Babbaiola, la crostata napoletana di ricotta di bufala, proposta con una base di frolla salata e un trionfo di limoni (11€).
Ma non è solo pesce: a pranzo, per chi lavora e ha poco tempo, ci sono anche le pappardelle al ragù, le fritture di calamari e la parmigiana di melanzane. Perché il cibo deve unire, non dividere, e deve essere accessibile a tutti, non solo a chi può permettersi i ristoranti stellati.
Albertino alla Garbatella: un esempio di resistenza gastronomica
In un'epoca in cui i prezzi dei ristoranti si impennano e la cucina di qualità diventa sempre più un lusso per pochi, Alberto Mottola dimostra che si può fare alta cucina senza strozzare il popolo. La sua è una scelta politica, una piccola rivoluzione quotidiana che parte dal piatto e arriva al cuore della comunità. Alla Garbatella, dove le lotte operaie hanno scritto pagine importanti della storia romana, questo nuovo ristorante è un segnale di speranza: la buona cucina può essere popolare, e il popolo merita il meglio.
Albertino alla Garbatella, Viale Massaia. Il menu cambia ogni due settimane, i prezzi sono onesti, il pesce è fresco e la qualità è alta. Perché la rivoluzione, a volte, passa anche dalla tavola.