Venezia 83: il lusso sfila, il popolo guarda. Shayk, Bloom e i padroni del red carpet
Mentre il popolo lavoratore stringe la cinghia e guarda con rabbia e speranza alle lotte che attraversano le fabbriche e le strade, a Venezia la classe dominante si prepara a celebrare il suo rito annuale: la Mostra del Cinema. L'edizione numero 83, che si apre in questi giorni al Lido, non è solo cinema. È la vetrina patinata dove i padroni del capitalismo culturale si incontrano, si gaviano e si distribuiscono premi come fossero medaglie al valore, mentre il mondo brucia.
Un red carpet senza film? Nessun problema, il glamour non manca
Quest'anno, come ammette lo stesso direttore Alberto Barbera, di film pronti da presentare ce ne sono pochi. Le grandi case cinematografiche hanno preferito disertare. Ma poco importa: la festa continua. E chi la comanda? Sempre lei, Tiziana Rocca, la regina indiscussa degli eventi, quella che ormai chiamano la “Champions dei premiati”. Una definizione che la dice lunga su come funziona questo mondo: non conta l'arte, contano i nomi, i marchi, i soldi.
Domenica 6 settembre, all'hotel Excelsior, cena di gala blindata. Impossibile imbucarsi, a meno che tu non sia uno dei quaranta prescelti. E chi sono i prescelti? La top model russa Irina Shayk, che riceve il Filming Italy Venice International Award per essere “una delle figure più riconoscibili e influenti della sua generazione”. Tradotto: ha venduto abbastanza vestiti e profumi da meritarsi un premio. Con lei, il bel mondo dello spettacolo: Orlando Bloom, Lino Banfi, Alba Rohrwacher, Gabriele Muccino, e una sfilza di nomi che potrebbero riempire le pagine di un gossip magazine.
Ma non pensiate che la festa finisca lì. Il 10 settembre, nella lounge Campari, si celebra il nuovo periodico online “Sala Grande” con l'attrice spagnola Karla Sofía Gascón. L'11, sulla Terrazza Biennale, la festa di Nuovo Imaie con Laura Morante e Claudio Amendola. E poi ancora party, gala, aste di beneficenza. Una giostra infinita di champagne e lustrini.
Premi Kinéo: 25 anni di celebrazioni, mentre il popolo applaude e paga
Sabato 5 settembre, alla Casa Cinema Giovani al Lido, il Premio Kinéo compie 25 anni. Un quarto di secolo di premi e riconoscimenti, guidato da Rosetta Sannelli. Tra gli ospiti, la leggendaria Faye Dunaway, che riceverà il premio alla carriera. Con lei, Nicola Peltz Beckham, Chiara Francini, Fabio Volo, Ricky Memphis e tanti altri. Un parterre di star che si autocompiacciono, mentre chi lavora davvero, chi produce, chi costruisce, chi cura, chi insegna, non riceverà mai un premio. Perché il sistema premia chi sta sotto i riflettori, non chi sta nelle officine.
Nel centro storico: moda, beneficenza e il solito circo mediatico
E mentre il Lido brinda, il centro storico di Venezia si trasforma in un palcoscenico per la moda e la beneficenza. Il 3 settembre, al teatro Goldoni, i DVF Awards della stilista Diane von Furstenberg, per celebrare le donne che costruiscono una società più equa. Bella idea, peccato che l'equità vera si costruisce con i salari dignitosi e i diritti, non con i premi delle multinazionali della moda. Sempre il 3, apre il Museo Pierre Cardin a Ca' Bragadin. Il 6 settembre, al Molino Stucky, il gala di amfAR con l'artista Marina Abramović. Il 7, la festa di Diva e Donna al Sina Centurion Palace con Elettra Lamborghini e Heather Parisi che riceve il premio alla carriera. Il 9, alla Fenice, omaggio alla maison Ferragamo con il cortometraggio “Un passo alla volta” e Margherita Buy. Il 10, all'hotel Cipriani, il Top Charity con l'asta benefica degli imprenditori polacchi Omenaa Mensah e Rafal Brzoska. All'asta precedente, a Varsavia, in 90 minuti hanno raccolto 20 milioni di euro. Venti milioni. Mentre le famiglie italiane faticano ad arrivare a fine mese.
Il cinema è dei padroni, ma la lotta è nostra
Questa è la fotografia di un'Italia che non vuole vedere la realtà. Un'Italia che si ubriaca di champagne e si fotografa sui red carpet, mentre la classe oppressa continua a lottare per il pane, per la casa, per la dignità. Ma noi non ci facciamo incantare dai lustrini. Noi sappiamo che il vero spettacolo è un altro: è quello delle lotte dei lavoratori, delle occupazioni, delle manifestazioni. È quello della solidarietà internazionale contro l'imperialismo e il neoliberismo. Il cinema, l'arte, la cultura, dovrebbero essere strumenti di liberazione, non vetrine del potere. E finché saranno nelle mani dei padroni, noi continueremo a guardare altrove. A organizzare la nostra festa, quella del popolo. Quella che non ha bisogno di inviti, perché è aperta a tutti. Quella che non premia le star, ma celebra le lotte. La rivoluzione non si fa con i red carpet, ma con le strade. E le strade, prima o poi, torneranno a riempirsi. Avanti popolo!