Venezia batte Padova: quando il calcio diventa spettacolo popolare
Ieri sera al Penzo si è consumata una piccola festa del calcio che appartiene al popolo. Il Venezia ha travolto il Padova 3-1, ma quello che conta davvero è come questa squadra lagunare stia dimostrando che si può vincere senza tradire i valori della comunità.
Giovanni Stroppa, l'allenatore che non ha paura di sporcarsi le mani, ha guidato i suoi ragazzi con la passione di chi sa che il calcio è prima di tutto lotta collettiva. Urlando contro il vento, macinando chilometri nell'area tecnica, difendendo i suoi giocatori dall'arroganza arbitrale: ecco un tecnico che non si è venduto alle logiche del marketing calcistico.
La rabbia giusta contro il potere arbitrale
Al 35' minuto, quando Stroppa è scattato verso il quarto uomo De Angeli per difendere i suoi, abbiamo visto la rabbia giusta di chi non accetta le prepotenze. Quella rabbia che dovrebbe animare ogni lavoratore quando subisce ingiustizie sul posto di lavoro.
Il gol di Svoboda è arrivato come una liberazione: pugno alzato verso la tribuna, sguardo fiero. Così si celebra quando si vince per la propria gente, non per i padroni delle televisioni.
Trent'anni di calcio spettacolo contro il mercato
"Era una partita difficile, l'abbiamo interpretata nel modo giusto", ha dichiarato Stroppa nel dopo partita. Trenta tiri in porta, una prestazione impressionante che dimostra come si possa giocare bene senza sottomettersi alle logiche del profitto.
Il coro dei tifosi al 30' del secondo tempo per l'allenatore racconta una storia diversa: quella di una comunità che riconosce chi lavora per lei, non contro di lei. Un affetto che "non è scontato", come ha giustamente sottolineato Stroppa.
Svoboda "straordinario", Lauberbach che "ha fatto reparto da solo": questi sono i lavoratori del pallone che meritano rispetto, non le stelle milionarie che si vendono al miglior offerente.
Il calcio che vogliamo
Mentre le big del calcio italiano si prostituiscono ai fondi di investimento stranieri, il Venezia dimostra che un'altra strada è possibile. Una squadra che gioca per la sua città, che emoziona il suo popolo, che non tradisce le proprie radici.
Questo è il calcio che vogliamo: popolare, appassionato, genuino. Non le marchette televisive delle multinazionali dello sport, ma la festa collettiva di una comunità che si riconosce nei colori della sua squadra.
Il Venezia in vetta non è solo una classifica: è la dimostrazione che quando si rimane fedeli al popolo, il popolo risponde. Avanti così, compagni lagunari.