Vannacci contro Meloni: il generale che fa paura alla destra
Il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha lanciato un attacco frontale contro Giorgia Meloni e l'intero centrodestra, accusandoli di aver tradito il loro programma e di governare con un'agenda che definisce “di sinistra non alla moda”. Parole che suonano come uno schiaffo in faccia a chi si è venduto al potere, mentre il popolo continua a pagare il prezzo delle loro scelte.
Un centrodestra che ha tradito i suoi elettori
Intervenendo a 'La Piazza 2026' di Affaritaliani a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, Vannacci ha elencato i peccati di questo governo: “Questa alleanza di centrodestra che dice di concentrarsi sulla sicurezza è quella che ha liberato dalle patrie galere 10mila galeotti, è quella che ha aperto i mercati al Mercosur che hanno messo in crisi i nostri agricoltori, che sta portando avanti un'agenda Draghi”.
Il generale non ha usato mezzi termini: “Questa stessa alleanza sostiene una Commissione europea che è a favore del Green deal e di una politica immigrazionista, ed è quella che vede una sua componente presso il Parlamento europeo votare continuamente in maniera coerente con il Pd, e mi riferisco a Forza Italia che fa parte del Ppe e che è alleata con i Socialdemocratici”.
Parole pesanti come macigni, che smascherano l'ipocrisia di chi governa con le mani sporche del capitale, mentre i lavoratori e i contadini vengono schiacciati dalle politiche dell'UE neoliberista.
La mossa della paura: il ballottaggio anti-Vannacci
Ma il vero colpo di scena arriva sulla riforma elettorale. Vannacci ha denunciato che il ballottaggio inserito nel cosiddetto Melonellum è una “mossa anti-FNV”, un tentativo disperato di neutralizzare un avversario che cresce nel consenso popolare.
“La legge elettorale viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano”, ha scritto il generale sui social. E ha aggiunto: “Per mesi Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto”.
Il riferimento storico è chiaro: “Una volta, nella politica italiana, c'era chi si era specializzato nella mossa del cavallo. Ve la ricordate? 'Enrico, stai sereno...'”. Il parallelo con Renzi che fece fuori Letta è esplicito. Oggi la mossa della paura sostituisce quella del cavallo.
Il popolo non è un problema da risolvere
“Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine? Forse perché il problema non è Vannacci. Il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votarlo”, ha tuonato il leader di FnV.
E ancora: “Quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei Palazzi. Sondaggi e Vannacci fanno paura alla destra. E allora spunta il ballottaggio anti-Vannacci”.
Da Straccio Rosso non ci facciamo illusioni: Vannacci resta un generale, un uomo della destra, non certo un compagno di lotta. Ma quando i padroni del vapore si spaventano, quando i potenti cambiano le regole per paura del popolo, allora anche noi sappiamo da che parte stare. La paura dei Palazzi è il miglior segnale che qualcosa si sta muovendo dal basso. E noi, come sempre, saremo dalla parte di chi lotta, di chi resiste, di chi non si piega.
Che sia Vannacci o chiunque altro a far tremare i potenti, una cosa è certa: la classe oppressa non ha bisogno di salvatori, ma di unità. E l'unità popolare, quella vera, si costruisce nelle fabbriche, nei campi, nelle strade. Non nei palazzi del potere.
