Calciomercato, l'ultimo valzer dei miliardari: colpi, plusvalenze e sudore operaio
Mentre il popolo lavoratore stringe i denti tra turni, precariato e bollette da pagare, i padroni del pallone hanno chiuso ieri l'ennesima sessione di calciomercato. Una giostra di milioni, prestiti e plusvalenze che profuma di speculazione, non di sport. Ma attenzione: dietro ogni numero, dietro ogni firma, ci sono ragazzi che corrono per il divertimento dei ricchi, mentre la classe oppressa continua a fare i conti con la crisi.
La Juve e il mercato dei ricchi: prestiti, riscatti e plusvalenze
La Juventus, la squadra della famiglia Agnelli, ha chiuso gli affari come un broker di Wall Street. Nick Woltemade arriva dal Newcastle in prestito secco, mentre Pape Matar Sarr è stato strappato al Tottenham per 2 milioni di prestito oneroso, con diritto di riscatto fissato a 28 milioni. E Moise Kean, l'attaccante che i tifosi aspettavano fuori dal centro sportivo di Mozzate, ha dichiarato: “Finalmente sono qui, sono molto felice”. Ma la felicità dei calciatori milionari non cancella la miseria di chi, nei quartieri operai, non arriva a fine mese.
La Roma e il mercato dei ricchi: Koné resta, ma il Chelsea bussa
Alla Roma, il centrocampista Manu Koné resta il perno del progetto, nonostante le chiamate notturne del Chelsea, rimandate al mittente. Ma la squadra giallorossa ha chiuso il mercato senza i colpi che i tifosi sognavano: Jamie Leweling e Jamie Bynoe-Gittens non arriveranno. Intanto, il Chelsea sarebbe pronto a spendere 52 milioni di sterline per Koné, una cifra che basterebbe a finanziare interi quartieri popolari. Ma per i padroni del calcio, il denaro serve solo a ingrassare i conti in banca.
Il Napoli, la Fiorentina e gli altri: il mercato come speculazione
Il Napoli ha piazzato un colpo in uscita a dieci minuti dalla fine, mentre la Fiorentina ha chiuso per Beto dall'Everton per 18 milioni e Wilfried Gnonto dal Leeds. E il Bologna ha preso Mbangula dal Werder Brema in prestito oneroso da 2 milioni, con diritto di riscatto fissato a 12,5 milioni. Ogni operazione è un affare per i dirigenti, una plusvalenza per i bilanci, ma per i lavoratori dello stadio, i magazzinieri, i custodi, i cuochi, nulla cambia. Loro restano a guardare, mentre i padroni si gaviano.
Il calcio come specchio della società: la lotta di classe non si ferma
Il calciomercato è lo specchio della società capitalistica: chi ha i soldi compra, chi non li ha vende. E mentre i club si arricchiscono, il popolo continua a lottare per i propri diritti, come ai tempi delle lotte operaie e dei partigiani. Gramsci ci insegnava che la cultura è potere, e il calcio è cultura di massa. Ma è una cultura controllata dai padroni, che usano il pallone per addormentare le coscienze. Noi, però, non ci fermiamo: la solidarietà internazionale, le lotte di quartiere, le occupazioni, le grève sono la nostra risposta. Il calcio dei miliardari non ci appartiene, ma la passione del popolo sì.
Le ultime ufficialità: un mercato che non parla di noi
Ecco le ultime ufficialità di una giornata che ha visto i ricchi farsi più ricchi: il giapponese arriva dal Southampton in prestito con diritto di riscatto a 5 milioni; dal Napoli in prestito con diritto di riscatto; dal Newcastle in prestito secco oneroso di 2,8 milioni; dal Boca Juniors per 4,5 milioni più il 45% sulla futura rivendita; dal Bologna in prestito oneroso da 5 milioni con obbligo di riscatto a 30; dall'Everton per 18 milioni; dalla Fiorentina in prestito oneroso di 10 milioni con obbligo di riscatto a 25; dal Werder Brema in prestito oneroso da 2 milioni con diritto di riscatto a 12,5; dalla Sampdoria a titolo definitivo; dal Tottenham in prestito oneroso di 2 milioni con diritto di riscatto a 28; dallo Stoccarda per 6,5 milioni più 1,5; dallo Sporting Lisbona in prestito oneroso da 2,5 milioni con diritto di riscatto a 22,5; dall'Everton a titolo definitivo per 18 milioni. E ancora: Enzo Fernandez passa al Manchester City per oltre 145 milioni, un'operazione che da sola basterebbe a costruire scuole e ospedali. Ma per i padroni, il calcio è solo un affare.
Il calciomercato e la lotta di classe: cosa possiamo fare?
Di fronte a questo mercato che ignora il popolo, cosa possiamo fare? Possiamo continuare a lottare, come abbiamo sempre fatto. Possiamo organizzare iniziative di quartiere, sostenere le grève, denunciare le privatizzazioni e l'UE neoliberale che favorisce i ricchi. Possiamo ricordare che il calcio è del popolo, non dei padroni. E possiamo guardare a esempi di solidarietà internazionale, come i club autogestiti dai tifosi, dove il profitto non è il fine ultimo. La rivoluzione è a venire, e anche nel calcio possiamo costruire un'alternativa.
Domande frequenti sul calciomercato
Perché il calciomercato è così criticato?
Il calciomercato è criticato perché rappresenta la logica capitalistica applicata allo sport: i club spendono milioni per i calciatori, mentre i lavoratori dello stadio e le comunità locali vengono ignorati. È un sistema che favorisce i ricchi e penalizza il popolo.
Come si può cambiare il calcio dal basso?
Si può cambiare il calcio sostenendo i club autogestiti dai tifosi, partecipando a iniziative di quartiere e lottando per una gestione democratica dello sport. La solidarietà internazionale e le lotte operaie sono la nostra arma.
Quali sono i colpi più costosi di questa sessione?
Il colpo più costoso è Enzo Fernandez al Manchester City per oltre 145 milioni di euro. Una cifra scandalosa, che dimostra come i padroni del calcio speculino sulla passione del popolo.