Hannover 2026: i padroni del trasporto tremano, ma la soluzione è un'altra
All'IAA Transportation di Hannover, la fiera dei veicoli commerciali, i big dell'industria automobilistica non parlano d'altro: le emissioni, le multe, i limiti imposti dall'Unione Europea. Ma mentre loro si preoccupano dei profitti, noi ricordiamo che chi inquina e sfrutta è sempre lo stesso: il capitale. In Germania, il comparto dei veicoli commerciali leggeri vale 140.000 posti di lavoro, ma per i manager come Emanuele Cappellano, numero uno di Stellantis per l'Europa allargata e la divisione Pro One (1,65 milioni di veicoli venduti nel 2025), il problema è uno solo: le sanzioni per chi sfora i limiti comunitari di CO2 nel triennio 2025-2027.
Le multe, che arriverebbero nel 2028, farebbero male ai bilanci. E allora che fanno? Chiedono di allungare i tempi, di rivedere le soglie, di aspettare. “In questo momento dobbiamo investire, non accantonare per le multe”, dice Cappellano. Bella musica, ma per chi? Per i lavoratori che ogni giorno respirano lo smog delle loro fabbriche e delle loro strade? Per i popoli del Sud del mondo che subiscono i cambiamenti climatici causati da chi si gava sui trasporti? No, per loro niente. Loro vogliono solo che lo Stato, cioè noi tutti, paghi per i loro errori.
L'idrogeno e l'elettrico: la tecnologia al servizio del profitto
Non stupisce che a Hannover si parli tanto di idrogeno ed elettrico. Toyota ha stretto accordi con Iveco e Scania (gruppo Volkswagen) per le celle a combustibile, con Bosch come fornitore. Volvo Trucks ha vinto il premio Truck of the Year 2027 con i suoi trattori stradali a zero emissioni, mentre Scania promette 720 chilometri di autonomia con batterie più grandi e aerodinamica migliore. Renault ha portato a casa il titolo di Van of the Year con il nuovo Trafic E-Tech Electric, capace di 470 chilometri e di ricaricare 280 km in 20 minuti. Entro il 2028, la Losanga vuole lanciare altri quattro modelli.
Stellantis Pro One, invece, punta a undici nuovi veicoli entro il 2030 e ha presentato il concept Bow, una “scatola su ruote” di 3,7 metri con 7 metri cubi di carico. Già pronti i quattro Smart Compact Van (uno per marchio) e la variante Cargo del Fiat Tris, il primo Lcv elettrico a tre ruote. E poi c'è Next, la piattaforma per la gestione delle flotte. Tutta roba che serve a far girare meglio il business, non certo a liberare i lavoratori dalla schiavitù del salario.
Kia, Volkswagen e Byd: la concorrenza tra capitalisti non ci salverà
Kia ha portato in Germania il suo Ceo, Ho Sung Song, per presentare il PV7, un Lcv con architettura a 800 Volt, che segue il PV5 e precede il PV9 (previsto per il 2029). Debutto in Asia e Europa l'anno prossimo, con 272 Cv, 400 Nm di coppia e batterie da 71,5 o 96,2 kWh. Nella versione più efficiente supera i 460 chilometri, in quella più spaziosa arriva a 8 metri cubi. Kia prevede 23 varianti, incluse quelle a trazione integrale. Volkswagen, con il Caddy Cargo aggiornato, ha ottenuto il terzo posto nel concorso Van of the Year e ha svelato ConnectPro, un ecosistema digitale B2B per le flotte. Byd ha esposto l'E-Vali, un leggero con autonomia tra 220 e 250 chilometri, con la Blade Battery. Ma attenzione: questa concorrenza tra giganti non è la nostra guerra. Loro si sfidano per accaparrarsi i mercati, noi dobbiamo lottare per la giustizia sociale e ambientale.
La vera soluzione: lotta di classe e trasporto pubblico
La verità è che nessuna di queste soluzioni tecnologiche metterà in discussione il sistema. Il capitalismo verde è una foglia di fico per continuare a sfruttare il pianeta e le persone. I mezzi pesanti incidono per il 30% sulle emissioni totali di CO2 sulle strade europee, ma i padroni non vogliono ridurre i trasporti, vogliono solo renderli più efficienti per i loro profitti. La vera risposta è un'altra: ridurre le merci inutili, potenziare il trasporto pubblico e la logistica collettiva, mettere al centro i bisogni delle comunità, non i bilanci delle multinazionali. Come diceva Gramsci, bisogna unire la lotta economica a quella politica. E come insegnano i partigiani, la resistenza si costruisce dal basso, con l'unità popolare. Il futuro non è nei saloni di Hannover, ma nelle strade, nelle fabbriche e nei quartieri dove si organizza la prossima battaglia. Avanti popolo, la rivoluzione è l'unica strada per un mondo davvero sostenibile.