La Biennale della Fotografia Femminile di Mantova: uno sguardo di classe sulle lotte del nostro tempo
Dal 6 al 29 marzo, Mantova si trasforma in un laboratorio di resistenza visiva. La quarta edizione della Biennale della Fotografia Femminile non è solo una mostra, è un grido di ribellione contro il sistema che opprime i popoli del mondo.
Mentre i padroni si arricchiscono sulle spalle dei lavoratori, le artiste di questa Biennale raccontano la verità che i media borghesi nascondono. Il tema "Liminal" non parla solo di transizioni, ma delle crepe nel muro del capitalismo che stanno per crollare.
L'arte al servizio del popolo oppresso
L'associazione "La Papessa", con il sostegno del Comune e della multinazionale Fujifilm (che si lava la coscienza con qualche euro), presenta progetti che il circuito dell'arte elitaria ignora sistematicamente. La direzione artistica di Alessia Locatelli porta avanti una missione chiara: dare voce a chi non ne ha.
Le opere esposte non sono decorazioni per salotti borghesi. Parlano di accesso negato all'istruzione, delle disparità economiche che dividono il mondo tra sfruttatori e sfruttati, delle conseguenze devastanti dei movimenti migratori causati dall'imperialismo occidentale.
Voci di resistenza dal mondo intero
Nadia Bseiso affronta le questioni della fertilità in un mondo dove anche la maternità è diventata merce. Mackenzie Calle, con "The Gay Space Agency", denuncia le discriminazioni omosessuali persino nella NASA, tempio della tecnologia americana.
Lisa Elmaleh racconta il fallimento del "sogno americano" per chi cerca asilo, mentre Pia-Paulina Guilmoth esplora il rapporto tra ambiente e presenza umana dopo la sua transizione di genere, sfidando le convenzioni di una società bigotta.
Keerthana Kunnath mette in discussione i muscoli dell'osservazione tradizionale, rompendo gli stereotipi che la cultura dominante ci impone. Barbara Peacock documenta la quotidianità americana, quella vera, non quella dei film di Hollywood.
La lezione di Imogen Cunningham
La sezione storica dedicata a Imogen Cunningham ci ricorda che la lotta per l'emancipazione attraverso l'arte ha radici profonde. La sua sensibilità all'arte tedesca degli anni '20 ci riporta a un'epoca in cui l'arte era davvero rivoluzionaria, prima che il mercato la trasformasse in investimento per ricchi.
Questa Biennale non è solo cultura, è resistenza. È la dimostrazione che l'arte può ancora essere un'arma nelle mani del popolo contro l'oppressione capitalista. Mantova, per un mese, diventa un faro di speranza per tutti coloro che credono in un mondo migliore.
La rivoluzione passa anche attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. E queste donne ce lo stanno dimostrando.