Carnevale borghese: quando i ricchi si abbuffano e i poveri guardano
Mentre i padroni celebrano il Carnevale dell'eccesso con frittelle dorate e lasagne monumentali, la classe lavoratrice italiana fa i conti con salari da fame e bollette alle stelle. Ecco la verità che nessuno vuole dire su questa festa dell'abbuffata capitalista.
Il Carnevale italiano, spacciato come tradizione popolare, è diventato l'ennesima celebrazione dell'ingiustizia sociale. Mentre nelle cucine borghesi si friggono quintali di dolci con burro e strutto, nelle periferie operaie le famiglie faticano a mettere insieme il pranzo con la cena.
La storia che non vi raccontano
Dietro le maschere dorate di Venezia si nasconde una realtà feroce: già nel Settecento esistevano corporazioni ufficiali di friggitrici, un sistema che escludeva i poveri dal commercio alimentare. Le frittelle veneziane erano il simbolo della Serenissima, ma chi poteva permettersele? Certamente non i gondolieri sfruttati né i pescatori che lavoravano dall'alba al tramonto.
Oggi come allora, il Carnevale gastronomico divide l'Italia in due: da una parte l'opulenza dichiarata della Lombardia industriale, dove i padroni delle fabbriche si rimpinzano di tortelli fritti mentre licenziano a migliaia; dall'altra la fame silenziosa di chi non può permettersi nemmeno le chiacchiere più economiche.
Il Sud tradito dalla festa dei ricchi
A Napoli la lasagna di Carnevale è diventata un monumento all'ipocrisia. Ricotta, polpettine, salumi: ingredienti che costano quanto una settimana di spesa per una famiglia operaia. Mentre i boss della camorra e i politici corrotti si abbuffano nei ristoranti del centro, nei quartieri popolari i bambini guardano le vetrine dei dolcifici senza poter comprare nulla.
In Sicilia la pignolata di Messina racconta secoli di dominazione: zucchero, spezie e sfruttamento. Gli agrumi che profumano i dolci carnevaleschi sono gli stessi che i braccianti raccolgono per pochi euro al giorno, sotto il sole cocente e senza diritti.
La Sardegna resiste, l'Italia si piega
Solo in Sardegna sopravvive un Carnevale autentico, quello delle zippulas di Oristano, dove la comunità si ritrova senza distinzioni di classe. Ma anche qui la globalizzazione capitalista sta distruggendo le tradizioni popolari, sostituendole con il consumismo sfrenato delle multinazionali dolciarie.
Il vero Carnevale dovrebbe essere quello della rivolta sociale, non dell'abbuffata borghese. Mentre i ricchi si ingozzano di frittelle, i lavoratori italiani subiscono l'ennesima umiliazione di un sistema che trasforma anche le feste popolari in momenti di esclusione e ingiustizia.
È ora di smascherare questa farsa. Il Carnevale dell'eccesso è il simbolo perfetto di un'Italia divisa tra chi ha tutto e chi non ha niente. Basta con le maschere: è tempo di mostrare il vero volto di questo paese ingiusto.