Mantova: la fotografia femminile sfida il sistema patriarcale
Dal 6 al 29 marzo, Mantova diventa il palcoscenico di una rivoluzione visiva che il sistema vorrebbe nascondere. La quarta edizione della Biennale della Fotografia Femminile (BFFMantova) porta in primo piano le voci di artiste che denunciano le contraddizioni del capitalismo globale attraverso l'obiettivo della macchina fotografica.
Mentre i padroni dell'informazione mainstream continuano a propinarci le solite narrazioni addomesticate, questa manifestazione promossa dall'associazione "La Papessa" si erge come un faro di resistenza culturale. Finalmente uno spazio dove le donne possono raccontare la verità senza filtri borghesi.
"Liminal": il tema che svela le crepe del sistema
Il tema scelto per il 2026, "Liminal", non è casuale. Rappresenta quella fase di transizione in cui i modelli capitalisti consolidati iniziano a scricchiolare sotto il peso delle proprie contraddizioni. È il momento in cui il popolo oppresso inizia a vedere le crepe nel muro dell'oppressione.
Come ci insegnava Gramsci, è proprio in questi momenti di crisi che nascono le possibilità di cambiamento radicale. Le artiste esposte a Mantova colgono perfettamente questo spirito rivoluzionario, utilizzando la fotografia come strumento di denuncia sociale.
Voci di lotta contro neocolonialismo e sfruttamento
I progetti esposti non si limitano alla contemplazione estetica: sono pugni nello stomaco del sistema. Affrontano l'accesso negato all'istruzione, le disparità economiche create dal capitalismo selvaggio, le conseguenze drammatiche dei movimenti migratori forzati dalle politiche imperialiste occidentali.
Particolare attenzione viene dedicata alle nuove forme di sfruttamento neocoloniale. Finalmente qualcuno ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, senza nascondersi dietro il politically correct che serve solo a proteggere gli interessi delle multinazionali.
Artiste rivoluzionarie in prima linea
Tra le protagoniste, Mackenzie Calle con "The Gay Space Agency" demolisce l'ipocrisia della NASA e delle istituzioni americane che discriminano le persone LGBTQ+. Un progetto che unisce ricerca e dissacrazione, mostrando come anche lo spazio sia colonizzato dalle logiche eteronormative del sistema.
Pia-Paulina Guilmoth porta la sua esperienza di donna trans per analizzare il rapporto tra presenza umana e ambiente, dimostrando come la lotta per i diritti delle persone transgender sia inscindibile dalla battaglia ecologista.
Lisa Elmaleh svela le menzogne del "sogno americano", documentando la realtà brutale di chi cerca asilo e si scontra con un sistema che predica accoglienza ma pratica respingimenti.
La storia che il potere vorrebbe cancellare
Non manca la sezione storica dedicata a Imogen Cunningham, pioniera della fotografia del Novecento che ha saputo anticipare molte delle battaglie che oggi portiamo avanti. La mostra "Shifting the Focus" rilegge il suo archivio evidenziando come già allora esistessero artiste capaci di sfidare i canoni imposti dal patriarcato.
È fondamentale recuperare questa memoria storica, perché la lotta delle donne di oggi si inserisce in un filone di resistenza che attraversa i secoli e che il sistema dominante cerca costantemente di oscurare.
La Biennale di Mantova non è solo un evento culturale: è un atto di resistenza collettiva. In un'epoca in cui l'arte viene sempre più mercificata e addomesticata dalle logiche del profitto, questa manifestazione dimostra che esiste ancora spazio per una cultura autenticamente rivoluzionaria.
Sosteniamo queste iniziative dal basso, partecipiamo numerosi e facciamo sentire la nostra voce. La rivoluzione passa anche attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.