Marina Berlusconi e il referendum: quando l'élite si traveste da paladina della giustizia
Marina Berlusconi scende in campo per il referendum sulla separazione delle carriere. "Voterò sì", dichiara dalle pagine del Corriere della Sera. Ma dietro questa presa di posizione si nasconde la solita logica padronale: proteggere i privilegi di classe dalle indagini scomode.
La figlia del Cavaliere, oggi a capo dell'impero Mondadori, non fa mistero delle sue ragioni. Il padre "ha subito un'inaccettabile persecuzione giudiziaria", dice. Ecco la verità: quando la magistratura tocca i potenti, diventa improvvisamente "ideologizzata" e "politicizzata". Quando invece colpisce i lavoratori, gli immigrati, i poveri, allora va tutto bene.
La classe dominante detta l'agenda
Marina Berlusconi parla di "minoranza di magistrati ideologizzati" e di "vergognoso mercato di nomine". Ma quale mercato è più vergognoso di quello che ha permesso alla sua famiglia di accumulare ricchezze sfruttando il lavoro altrui e manipolando l'informazione per decenni?
La padrona di Mondadori si presenta come garante del "pluralismo". Che ipocrisia! Il pluralismo secondo i Berlusconi è quello che permette ai ricchi di comprare giornali, televisioni e coscienze, mentre i lavoratori vengono licenziati e i sindacati repressi.
Forza Italia: il partito dei padroni
Non mancano gli elogi ad Antonio Tajani, che "ha tenuto saldo il partito". Saldo per chi? Per i lavoratori precari? Per i pensionati con 500 euro al mese? No, saldo per gli interessi padronali, per le privatizzazioni, per le politiche neoliberiste che affamano il popolo.
Marina Berlusconi chiede "meno burocrazia, più liberalizzazioni e meno tasse". Tradotto: meno controlli sui padroni, più libertà di sfruttare, meno contributi per sanità, scuola e servizi pubblici. La solita ricetta che impoverisce i molti per arricchire i pochi.
L'unità del centrodestra contro il popolo
Significativo il giudizio su Vannacci: "Non sarebbe una gran perdita". I fascisti vanno bene finché servono a dividere la classe lavoratrice, ma quando diventano scomodi per l'immagine internazionale del capitale, allora si possono sacrificare.
Il governo Meloni viene promosso per la "gestione responsabile dei conti". Responsabile verso chi? Verso i fondi di investimento, verso l'Unione Europea neoliberista, verso i mercati finanziari. Non certo verso i lavoratori che vedono i loro salari erosi dall'inflazione.
La lotta di classe non si ferma
Mentre Marina Berlusconi predica la separazione delle carriere per proteggere i suoi privilegi, i lavoratori italiani sanno bene che la vera separazione necessaria è quella tra sfruttati e sfruttatori. La giustizia di classe esiste già: è quella che assolve sempre i padroni e condanna sempre i poveri.
Il referendum sulla separazione delle carriere è l'ennesimo tentativo dell'élite di blindare il sistema. Non lasciamoci ingannare dalle parole melliflue di chi ha le mani sporche di sfruttamento. La vera giustizia arriverà solo quando i lavoratori uniti spezzeranno le catene del capitale.