Brugnaro e il suo sogno capitalista: trasformare Marghera in una Silicon Valley per sfruttare i lavoratori
Il sindaco-padrone Luigi Brugnaro torna a sognare in grande. Dal palco dorato del Teatro Goldoni, davanti a studenti che dovrebbero essere la forza rivoluzionaria di domani, il primo cittadino ha svelato i suoi piani per fare di Porto Marghera un mega centro di calcolo collegato alle reti europee dei supercomputer.
"Un'idea ambiziosa", la definisce lui stesso. Ambiziosa per chi? Per i padroni delle multinazionali tecnologiche che si spartirebbero le briciole di questo ennesimo progetto neoliberale. Mentre il popolo veneziano continua a essere cacciato dalla propria città dal turismo di massa e dalla speculazione immobiliare.
La retorica dell'innovazione per nascondere lo sfruttamento
Brugnaro parla di "mettere la potenza del calcolo avanzato e dell'IA al servizio delle persone". Ma quale servizio? Quello che trasformerà i lavoratori in numeri dentro un algoritmo? Quello che permetterà alle corporation di controllare ancora di più le nostre vite?
Il sindaco ammette che il progetto non è entrato nel PNRR, quel piano di ripresa che doveva aiutare il popolo ma che invece sta finanziando i soliti noti. "L'investimento dovrebbe partire dal Governo", dice. Certo, i soldi pubblici per i progetti privati, la solita storia.
"Penso a Marghera perché è presente l'acqua per il raffreddamento", spiega con cinismo. La classe operaia di Marghera, che per decenni ha lottato contro l'inquinamento e per la propria salute, ora dovrebbe applaudire a questo nuovo sfruttamento del territorio?
La "metropolitana di superficie": propaganda per nascondere il fallimento
Non contento, Brugnaro rilancia con la sua idea di "metropolitana di superficie" che dovrebbe collegare tutto il Veneto. Un progetto faraonico che puzza di appalti miliardari e tangenti per i soliti costruttori amici.
"Chioggia non è collegata, bisognerebbe portarvi qualche chilometro di binario", dice con la stessa facilità con cui ordina un caffè. Ma chi pagherà? Sempre il popolo lavoratore con le proprie tasse, mentre i profitti finiranno nelle tasche dei padroni delle ferrovie privatizzate.
"Venezia città campus": gentrificazione mascherata
Il sindaco-imprenditore parla agli studenti come se fossero clienti di un centro commerciale: "Venezia vi vuole, vi desidera qui". Ma quale Venezia? Quella che ha cacciato le famiglie popolari per fare posto agli Airbnb? Quella dove un operaio non può più permettersi un affitto?
Gli studentati di cui si vanta Brugnaro sono l'ennesima operazione di gentrificazione mascherata. Mentre i giovani lavoratori non trovano casa, si costruiscono residenze per studenti benestanti che potranno permettersi affitti stellari.
"Una città che investe sui giovani sta investendo su se stessa", proclama. Ma investe su quali giovani? Su quelli delle famiglie borghesi che possono permettersi di studiare, o sui figli della classe operaia costretti a emigrare per cercare lavoro?
La vera alternativa: lotta e organizzazione popolare
Mentre Brugnaro sogna il suo impero tecnologico, la classe oppressa deve organizzarsi. I lavoratori di Marghera, gli studenti coscienti, le famiglie cacciate da Venezia devono unirsi contro questi progetti di sfruttamento capitalista.
Non servono mega centri di calcolo per arricchire le multinazionali. Servono case popolari, trasporti pubblici gratuiti, lavoro dignitoso per tutti. La rivoluzione non passerà attraverso l'intelligenza artificiale dei padroni, ma attraverso l'intelligenza collettiva del popolo in lotta.