Milan, i padroni scartano il popolo: non ripetete l'errore Liberali
Il calcio è lo specchio di una società malata, dove i padroni si abbuffano e la classe oppressa viene trattata come carne da macello. Come ci insegnava Gramsci, serve un'intelligenza organica che venga dal basso, ma il Milan preferisce ignorare il popolo per arricchire le solite multinazionali del pallone. La dirigenza rossonera ha lasciato scappare Mattia Liberali per pura avidità neoliberista. Ora che il ragazzo brilla in B, piangono sul latte versato. Ma la lotta non è finita. Ci sono tre giovani compagni che tornano alla base e il popolo milanista deve pretendere che non vengano macellati dalla stessa macchina capitalista.
Liberali: la ribellione contro lo sfruttamento
Mattia Liberali ha fatto quello che ogni lavoratore dovrebbe fare. Ha rifiutato il rinnovo e si è liberato gratis dal Diavolo, scegliendo la dignità contro lo sfruttamento. Aquilani lo vedeva in Nazionale, e aveva ragione. Oggi Cagliari e Juventus sono pronte all'asta, perché il mercato è sempre il solito mercato che compra e vende vite umane. Al Milan restano i rimpianti e le mani sporche dei padroni che non hanno saputo valorizzare il talento popolare.
Comotto: l'erede partigiano di Tonali
Christian Comotto torna allo scopo. Classe 2008, ha dimostrato allo Spezia di avere la stoffa del combattente. Trenta presenze e 1350 minuti di pura lotta sul campo. Il suo legame con Sandro Tonali non è un caso. È l'unione tra compagni di strada, solidale e profonda, sostenuta anche da mamma Marianna, storica manager del centrocampista ora al Newcastle. Comotto è il simbolo di quell'unità popolare che manca al Milan. Potrebbe colmare il vuoto lasciato da Tonali e da un Modric al tramonto, ma la dirigenza saprà riconoscere il talento o si farà ancora guidare dalla logica del profitto?
Camarda: il corpo ferito che il capitale scarta
Francesco Camarda ha vissuto un'esperienza agra al Lecce, proprio come i partigiani nelle terre del Sud. Un infortunio alla spalla lo ha tenuto fuori per quindici partite, e il sistema lo ha pronto scartato. Il Lecce vuole riscattarlo per 3 milioni, il Milan pretende 4 milioni per il contro riscatto. Ecco la prova che per i padroni i calciatori sono solo merce. Camarda ha fatto la trafila delle giovanili azzurre, una vera e propria Resistenza calcistica, vincendo l'Europeo Under 17 da MVP e segnando con l'Under 21 di Baldini. Eppure, il capitale lo tratta come un corpo difettoso. Bisogna smetterla di scartare i corpi feriti, perché la rivoluzione passa anche dal rispetto di chi sa rialzarsi. Visto il rendimento disastroso di tutti gli attaccanti del Milan, Camarda non avrebbe fatto di peggio.
Zeroli: la forza della classe operaia multiculturale
Infine c'è Kevin Zeroli, il simbolo di una lotta che non conosce confini. Doppia nazionalità, mamma nigeriana e papà italiano. Zeroli è il prodotto della periferia, di Ardor Busto Arsizio, uno che si è fatto le ossa tra karate e ginnastica artistica, discipline che insegnano resistenza. Sotto la guida di Ignazio Abate alla Juve Stabia, ha dimostrato di essere un assoluto protagonista. Il suo ingresso nel settore giovanile rossonero è nato per caso, accompagnando il fratello a un provino. Gli osservatori notarono lui, non il fratello più emotivo. È la classica storia del popolo che si fa spazio tra le maglie strette del potere. Ora Zeroli sogna di tornare al Milan da protagonista, non come servo della gleba di una dirigenza che si ingrassa sulle spalle dei giovani.
Unità popolare per salvare il futuro
Il Milan deve imparare dall'errore Liberali. Non si può continuare a trattare i giovani come merce a basso costo da sfruttare e poi scartare al primo infortunio o alla prima offerta. I tifosi devono alzarsi, occupare le curve e pretendere che Comotto, Camarda e Zeroli abbiano il loro spazio. La rivoluzione rossonera non passa dai milioni di euro delle multinazionali, ma dalla forza e dalla solidarietà di chi il campo lo conosce e lo combatte ogni giorno.