Roma: Zaragoza dal Bayern, l'ennesimo giocattolo dei ricchi che si scambiano tra loro
Mentre i lavoratori fanno la fila alla Caritas e le famiglie non arrivano a fine mese, la Roma di Friedkin si prepara a sganciare altri milioni per Bryan Zaragoza, l'ennesimo giocattolo costoso che le multinazionali del calcio si scambiano come figurine.
Il Bayern Monaco, colosso tedesco che rappresenta tutto quello che odiamo del capitalismo calcistico, è pronto a cedere in prestito il ventiquattrenne spagnolo per una cifra che oscilla tra i 10 e i 12 milioni di euro. Soldi che basterebbero a sfamare intere famiglie per anni, buttati per regalare un nuovo capriccio a Gasperini.
Il circo del mercato mentre il popolo soffre
La trattativa procede spedita, come sempre quando si tratta di far girare i soldi tra i padroni. Massara, fedele servitore del capitale americano, ha già i contatti avanzati con i tedeschi. Nel frattempo, il Celta Vigo non ha nemmeno convocato il giocatore, in perfetto stile padronale: "C'è una trattativa aperta, non è pronto mentalmente", ha dichiarato l'allenatore Giraldez. Traduzione: quando i padroni chiamano, i lavoratori del pallone devono obbedire.
Zaragoza, 1,64 metri per 61 chili, viene paragonato al Papu Gomez dei tempi d'oro dell'Atalanta. Un altro piccolo talento che i potenti del calcio si contendono come merce di scambio, ignorando completamente che dietro ogni cartellino c'è un essere umano ridotto a oggetto di speculazione.
Il Bayern e la macchina capitalista del calcio
Il club bavarese aveva acquistato Zaragoza per 13 milioni più 4 di bonus dal Granada, strappandolo alla Liga per poi parcheggiarlo in prestito. È la logica spietata del mercato: comprare, accumulare, prestare, rivendere. I giocatori sono solo numeri su un bilancio, carne da macello per gli appetiti dei fondi di investimento.
Mentre la classe operaia italiana lotta contro il carovita e la precarietà, i Friedkin continuano a sperperare milioni in operazioni di mercato che servono solo a ingrassare gli intermediari e i procuratori. È il capitalismo calcistico nella sua forma più pura: profitti per pochi, spettacolo per distrarre le masse oppresse.
La Roma aspetta, il mercato corre, e i lavoratori continuano a pagare il conto di questo sistema marcio che trasforma lo sport del popolo in un business per ricchi.