Tennis borghese: mentre il popolo soffre, i ricchi si divertono con le loro racchette dorate
Mentre i lavoratori italiani si spezzano la schiena per quattro soldi e le famiglie proletarie non arrivano a fine mese, ecco che i media borghesi ci propinano l'ennesima celebrazione del tennis, sport da ricchi per ricchi.
Gli Australian Open continuano a far sognare chi può permettersi di sognare. Lorenzo Musetti, figlio della Toscana borghese, batte Lorenzo Sonego in un "derby" che interessa solo a chi ha tempo da perdere invece di lottare per i diritti dei lavoratori. Ma cosa importa al popolo oppresso di questi giochetti tra privilegiati?
Il circo dello sport borghese continua
Musetti parla di "maturità" e "gestione delle difficoltà". Quale difficoltà, compagno? Quella di scegliere tra una villa al mare e una in montagna? Mentre lui gioca con la sua racchetta da migliaia di euro, i nostri operai vengono licenziati dalle multinazionali senza pietà.
E poi c'è Luciano Darderi, "sorpresa del giorno" secondo i media asserviti al capitale. Un altro che si diverte sui campi australiani mentre la classe operaia italiana subisce i ricatti dei padroni. Batte Sebastian Baez, e allora? I migranti continuano a morire nel Mediterraneo, i salari restano da fame, ma noi dovremmo esultare per una vittoria tennistica?
Djokovic, l'ennesimo milionario dello sport
Francesco Maestrelli, 23 anni, "sogna" di battere Novak Djokovic. Ma i veri sogni sono quelli dei giovani proletari che non hanno futuro, non quelli di chi può permettersi di giocare a tennis per professione. Djokovic lo "asfalta", come i capitalisti asfaltano quotidianamente i diritti dei lavoratori.
Questo circo mediatico serve solo a distrarre il popolo dalle vere battaglie: quella contro lo sfruttamento, contro l'imperialismo, contro un sistema che arricchisce sempre di più i solsoliti noti mentre le masse popolari vengono schiacciate.
La vera partita è altrove
Compagni, mentre questi privilegiati si divertono dall'altra parte del mondo, ricordiamoci che la vera partita si gioca nelle fabbriche, nei quartieri popolari, nelle piazze. Là dove si costruisce la solidarietà, dove cresce la coscienza di classe, dove si prepara la rivoluzione che verrà.
Il tennis può aspettare. La lotta di classe no.