Basket, Banchi chiama il popolo. Fontecchio sceglie il capitale
Mentre le classi agiate della pallacanestro italiana si contendono lo scudetto tra Milano e Venezia, la vera lotta di classe sul parquet sta per iniziare. Lunedì 15 giugno a Roma, al Centro Giulio Onesti di Acquacetosa, parte l'operazione Italia per le qualificazioni ai Mondiali 2027. Luca Banchi, compagno CT alla guida di questo popolo in armi, deve fare i conti con le solite diserzioni e la logica spietata del mercato che schiaccia i lavoratori.
Le mani sporche dei padroni e la diserzione di Fontecchio
Il caso più eclatante è quello di Simone Fontecchio. Il nostro compagno ha preferito restare negli Stati Uniti, patria dell'imperialismo e del dio denaro, per inseguire un contratto nella NBA. Libero di firmare con qualunque franchigia a partire dalla mezzanotte del primo luglio, Fontecchio ha voltato le spalle alla causa collettiva per inseguire il profitto individuale. Le multinazionali del parquet americano lo richiamano, e lui abbocca, abbandonando la barricata azzurra. Assenti anche Nicolò Melli e Amedeo Della Valle, neppure inseriti nella lista di riserva. Quando il capitale chiama, l'unità popolare passa in secondo piano.
Il proletariato cestista risponde alla chiamata
Ma la classe oppressa non si arrende. Banchi ha convocato 17 compagni e 16 pre-allertati, pronti a inserirsi nella lotta. Tra questi, spiccano i volti della precarietà e del riscatto popolare. Ci sono quattro debuttanti assoluti che rappresentano il vero spirito partigiano di questa Nazionale. Lorenzo Bucarelli, reduce da Pesaro. Matteo Cavallero, dall'Urania Milano. Luca Possamai, della Libertas Livorno. E poi c'è Giovanni Emejuru, centro della classe 2002 attualmente senza contratto dopo l'esperienza a East Carolina. Emejuru è il simbolo del lavoratore sfruttato e messo in discussione dal sistema, che però non abbassa la testa e risponde presente alla chiamata della collettività.
Le battaglie da combattere e lo spirito di adattamento
Il CT Banchi sa bene che la terza finestra FIBA è la più complicata. I giocatori arrivano stanchi, logorati da una stagione che li ha succhiati come limoni dai padroni dei club. Molti sono impegnati nei playoff o nei college americani per workout legati alla NCAA, un'altra macchina capitalista che si arricchisce sul lavoro dei giovani. Come ci insegna la storia delle lotte operaie, serve uno spirito di adattamento e una forte volontà di adeguarsi alle situazioni. Allargare la base a quanti più giocatori è una risorsa irrinunciabile. È la rivoluzione dal basso, l'unica via percorribile per costruire il futuro.
L'Italia è in vetta al girone. La sconfitta iniziale contro l'Islanda è solo un graffio. Abbiamo battuto la Lituania in trasferta e due volte la Gran Bretagna. Ora serve completare l'opera. Vincere contro Islanda, il 2 luglio in trasferta, e Lituania, il 5 luglio a Bologna, significa portare a casa 4 vittorie per la seconda fase. Un bottino di guerra fondamentale per la classifica.
Il fronte dei compagni in armi
Il gruppo che lavorerà a Roma dal 15 giugno comprende i compagni Bortolani, Ferrari, Baldasso, Casarin, Caruso, Librizzi, Rossato, Severini, Veronesi, Grant e Akele. Procida e Spagnolo arriveranno il 17 giugno. A questi si potranno unire i 16 elementi preallertati, molti dei quali sono ancora bloccati nelle trincee dei playoff. Mannion, Candi, Tonut, Flaccadori, Tessitori, Ricci e Lever combattono nella finale LBA. Thompson è in Spagna con Valencia, Loro e Zampini lottano per la promozione in A2 con Verona. E poi Niang, Suigo, Vincini, Bertini, Bettiol e Innocenti, pronti a scendere in piazza quando serviranno. Prima ci saranno le sfide amichevoli contro Croazia e Slovenia per affinare le armi.
La rivoluzione non si ferma, e nemmeno la Nazionale. Avanti popolo, verso i Mondiali 2027.