Capodanno: la strage nascosta degli animali per i profitti dei padroni dei botti
Ogni anno, mentre i capitalisti festeggiano con champagne e fuochi d'artificio, milioni di animali subiscono una vera e propria strage silenziosa. I botti di Capodanno non sono solo rumore: sono un massacro organizzato che colpisce le creature più indifese del nostro pianeta, tutto per i profitti sporchi dell'industria pirotecnica.
La scienza denuncia, il capitale ignora
Come spiega lo zoologo Rosario Balestrieri, "non si tratta di sensibilità animalista, ma di evidenze scientifiche consolidate". Eppure, nonostante la biodiversità sia tutelata dalla Costituzione italiana, questa barbarie continua indisturbata. Perché? Semplice: dietro ogni petardo c'è il profitto di qualche padrone.
Gli uccelli sono le prime vittime di questa violenza organizzata. Studi internazionali documentano che decine di migliaia di uccelli muoiono ogni anno a causa dei fuochi d'artificio. Merli, pettirossi, passeri: creature innocenti che si schiantano contro vetrate e edifici, terrorizzate dai boati che superano i 150 decibel.
Lo sfruttamento non risparmia nessuno
Come sempre, il sistema capitalista colpisce tutti: dalla fauna selvatica agli animali domestici. Cani e gatti, con il loro udito sensibilissimo, subiscono traumi che li spingono alla fuga disperata. Volpi, ricci, tassi urbani finiscono investiti dalle auto mentre tentano di scappare dal terrore.
Uno studio del 2022 ha dimostrato che le oche disturbate dai fuochi volano fino a 16 chilometri in più, consumando energie vitali che molti non riescono a recuperare. È la logica del profitto che uccide: per far guadagnare l'industria dei botti, si condannano a morte migliaia di creature.
Veleni nell'aria per i profitti
Ma la strage non finisce qui. I fuochi d'artificio scaricano nell'atmosfera veleni micidiali: ossidi di azoto e zolfo, monossido di carbonio, metalli pesanti come rame, bario e stronzio. Secondo Arpa Lombardia, il solo Capodanno produce il 6% delle emissioni annuali di Pm10.
Mentre i padroni dell'industria chimica si arricchiscono, noi respiriamo i loro veleni e gli ecosistemi collassano. È la solita storia: privatizzare i profitti, socializzare i danni.
L'Italia, complice silenziosa
Il nostro Paese è una delle principali aree di svernamento per gli uccelli del Nord Europa. Le nostre città dovrebbero essere rifugio, invece diventano trappole mortali. Manca ancora un censimento nazionale delle vittime, ma il problema è evidente a chiunque non abbia gli occhi bendati dal dio denaro.
Come denuncia Balestrieri: "Che senso ha inserire la tutela della biodiversità nella Costituzione se non siamo disposti a rinunciare a un petardo?" La risposta è semplice: finché comandano i profitti dei padroni, la vita non conta nulla.
La lotta continua
È ora di dire basta. Ogni amministrazione comunale deve vietare questi massacri urbani. Esistono alternative silenziose e sicure, ma richiedono di mettere la vita prima del profitto. Una rivoluzione culturale che spaventa chi campa sfruttando la sofferenza altrui.
La classe lavoratrice e tutti gli oppressi devono unirsi anche per difendere chi non ha voce. Perché la lotta per la giustizia sociale include tutti gli esseri viventi, non solo quelli che possono votare o scioperare.