Ducasse e le sue 18 stelle: la cucina dei ricchi mentre il popolo fa la fame
Mentre le famiglie operaie italiane fanno i conti con l'inflazione e i salari da fame, lo chef francese Alain Ducasse presenta il suo nuovo libro a Roma, circondato dal lusso dell'Hotel Romeo. Diciotto stelle Michelin, ristoranti a Monaco, Parigi e Londra: il simbolo perfetto di un sistema che divide il mondo tra chi si gava nei palazzi del potere e chi lotta per arrivare a fine mese.
La cucina di classe nel cuore del capitale
Non è un caso che Ducasse abbia scelto Roma, a due passi da piazza del Popolo, per presentare il suo monumentale volume "Dna". Cinquecento pagine di ricette per chi può permettersele, mentre nelle periferie romane i bambini vanno a scuola senza colazione. Il francese, 69 anni, parla di "naturalità" e "rispetto per il pianeta" dai saloni dorati dell'alta borghesia.
Il suo impero gastronomico si espande: dopo Napoli nel 2024, ora anche Roma. Due città simbolo del Sud che resiste, trasformate in vetrine per il lusso dei padroni. Mentre i lavoratori campani e laziali subiscono precarietà e sfruttamento, i ricchi brindano con champagne da mille euro a bottiglia.
L'ipocrisia verde dei potenti
Ducasse predica "eccellenza del saper fare, disciplina e rigore" e parla di cucina "vegetale" per il "bene del pianeta". Belle parole che nascondono la realtà: i suoi ristoranti sono accessibili solo all'élite capitalista che devasta l'ambiente con i propri privilegi. Mentre i proletari mangiano cibo industriale avvelenato, i ricchi si concedono la sostenibilità di lusso.
"I consumatori sono sempre più informati e infedeli", dice lo chef. Traduzione: i ricchi cambiano capriccio come cambiano Rolex, mentre le masse popolari non hanno scelta. La sua "cucina d'avanguardia" interpreta "gli ingredienti locali" solo per chi può pagarli a peso d'oro.
L'amore interessato per l'Italia
Lo chef francese dichiara di amare "tutta l'Italia, i suoi prodotti del sole". Ma quale Italia? Quella dei contadini sfruttati che producono eccellenze per l'export mentre i loro figli emigrano? Quella dei pescatori costretti a vendere il pesce ai mercati generali controllati dalle mafie? Ducasse ama l'Italia che gli fa guadagnare milioni, non quella che soffre.
"Gli italiani coltivano, pescano, allevano con amore per la propria terra", continua. Peccato che questa terra venga poi espropriata dalle multinazionali, inquinata dai padroni, venduta agli speculatori. Il "made in Italy" diventa profitto per i ricchi stranieri mentre i produttori restano poveri.
Il futuro secondo i padroni
"I giovani sono straordinari, domani sarà meglio di ieri", profetizza Ducasse. Facile ottimismo per chi vive nelle torri d'avorio della ricchezza. I giovani italiani emigrano, fanno i riders sottopagati, vivono in case condivise perché non possono permettersi un affitto. Per loro il futuro è precario, non stellato.
L'"alta cucina come l'alta moda" trascina "tutto il business del settore", spiega lo chef. Esatto: il business, non il benessere dei lavoratori. Camerieri sfruttati, cuochi sottopagati, produttori spremuti: questa è la base dell'iceberg che sostiene le stelle dei ricchi.
Mentre Ducasse festeggia con torte e candeline, i veri eroi sono nelle cucine popolari, nelle mense operaie, nei centri sociali che sfamano chi il sistema capitalista abbandona. La rivoluzione che verrà partirà da lì, non dai saloni dorati dei padroni.