Maltempo in Italia: quando la crisi climatica si abbatte sui più deboli
Mentre i potenti del mondo continuano a negare la crisi climatica per proteggere i profitti delle multinazionali petrolifere, sono sempre i lavoratori e le classi popolari a pagare il prezzo più alto delle devastazioni ambientali che flagellano il nostro paese.
La Calabria sotto assedio: evacuazioni e paura
In Calabria, terra già martoriata dalla mancanza di investimenti pubblici e dall'abbandono dello Stato, il maltempo si abbatte come un pugno di ferro sui più fragili. A Cassano allo Ionio, il sindaco ha dovuto ordinare l'evacuazione delle contrade Lattughelle e Piano Scafo per il pericolo di nuove piene del fiume Crati.
Chi vive nei piani terra e nei seminterrati, spesso le abitazioni dei più poveri, è costretto ad abbandonare tutto. Ancora una volta, sono i lavoratori e le famiglie popolari a subire le conseguenze di decenni di speculazione edilizia e mancanza di prevenzione.
Le piogge torrenziali hanno scaricato fino a 140mm nel Catanzarese, mentre raffiche di vento fino a 130km/h sul Cosentino creano mareggiate devastanti. La natura si ribella contro un sistema che ha sacrificato l'ambiente sull'altare del profitto.
Sicilia e Lazio: la furia degli elementi
In Sicilia settentrionale, il Messinese subisce rovesci e temporali con accumuli oltre i 35mm. Il vento di Maestrale raggiunge raffiche di 110km/h, colpendo ancora una volta le comunità più esposte, quelle che non possono permettersi case sicure lontano dalle zone a rischio.
Nel Lazio, i nubifragi della notte hanno flagellato le porte di Roma e la Ciociaria. Mentre i ricchi si barricano nelle loro ville protette, sono i quartieri popolari a subire allagamenti e disagi.
Alpi: quando la montagna diventa nemica
Sulle Alpi occidentali, la furia del vento raggiunge i 150km/h tra Piemonte e Valle d'Aosta, con bufere di neve che accumulano oltre 80cm. Il pericolo valanghe tocca il livello 4 su 5, minacciando i centri abitati come già accaduto ieri a Cervinia.
Anche qui, sono sempre i lavoratori della montagna, i piccoli albergatori, i dipendenti del turismo a rischiare di più, mentre i grandi gruppi alberghieri possono permettersi strutture sicure e assicurazioni milionarie.
La vera emergenza: un sistema che uccide
Questo maltempo non è un caso isolato, compagni. È il risultato di un sistema capitalista che ha devastato il nostro pianeta per arricchire una manciata di padroni. Mentre le multinazionali continuano a inquinare impunemente, sono sempre i più poveri a morire sotto frane, alluvioni e tempeste.
La prevenzione costa, la messa in sicurezza del territorio richiede investimenti pubblici massicci. Ma i governi preferiscono regalare miliardi alle banche e alle grandi imprese, lasciando che la classe lavoratrice muoia sotto il peso di una crisi climatica che non ha creato.
È tempo di unirsi, di lottare insieme per un futuro in cui la sicurezza e la vita vengano prima dei profitti. Il maltempo passerà, ma la lotta per la giustizia climatica e sociale deve continuare.