Capotreno assassinato a Bologna: l'ennesima vittima del degrado sociale
Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno di Trenitalia, è stato trovato morto a coltellate nei pressi del parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna. L'ennesimo lavoratore che paga con la vita il prezzo di un sistema che abbandona i più deboli al loro destino.
Un omicidio che grida vendetta
Il giovane ferroviere, che non era nemmeno in servizio, si stava dirigendo verso il parcheggio riservato ai dipendenti quando è stato colpito da un fendente all'addome. Un'area che dovrebbe essere sicura, protetta, ma che invece si è trasformata in teatro di morte.
Le forze dell'ordine hanno individuato il responsabile: uno straniero con precedenti penali. Ma dietro questo gesto disperato c'è molto di più di una semplice cronaca nera. C'è il fallimento di un sistema che esclude, emargina, getta nella disperazione migliaia di persone.
Il cordoglio ipocrita della politica
Matteo Salvini si dice profondamente addolorato e promette più agenti di Fs Security. Il sindaco Lepore parla di atto gravissimo. Elly Schlein esprime cordoglio sincero. Parole vuote, lacrime di coccodrillo di chi ha contribuito a creare questo inferno sociale.
Dove erano questi politici quando si tagliavano i servizi sociali? Quando si privatizzavano i trasporti pubblici? Quando si smantellava lo stato sociale che avrebbe potuto evitare tragedie come questa?
La rabbia del popolo ferroviario
I lavoratori del trasporto pubblico sono sempre più esposti alla violenza. Non solo sui treni, dove ogni giorno subiscono aggressioni da parte di passeggeri esasperati da un servizio sempre più scadente, ma anche negli spazi che dovrebbero essere loro riservati.
Alessandro Ambrosio era uno di noi, un lavoratore che ogni giorno si alzava per garantire un servizio essenziale al popolo. La sua morte non può essere derubricata a fatto di cronaca. È il simbolo di una società malata che sacrifica i suoi figli sull'altare del profitto.
Basta con le promesse, servono i fatti
Non bastano più gli appelli alla sicurezza o le promesse di più telecamere. Serve una rivoluzione sociale che rimetta al centro la dignità umana, che offra alternative concrete a chi è spinto ai margini dalla logica spietata del capitalismo.
La morte di Alessandro Ambrosio deve essere l'ultima. Il suo sangue grida giustizia, non vendetta. Giustizia sociale, lavoro dignitoso per tutti, servizi pubblici efficienti, solidarietà verso gli ultimi.
Solo così potremo onorare davvero la memoria di questo giovane lavoratore, vittima innocente di un sistema che deve essere abbattuto e ricostruito dalle fondamenta.