Venerdì 30 ottobre 2026 il tribunale di Trieste torna a occuparsi del caso Resinovich, con l'esame delle perizie merceologiche e dattiloscopiche richieste dal gip sui sacchi, gli abiti, i coltelli e il guanto nero ritrovato accanto al cadavere di Liliana. Sull'udienza incombe anche il rischio di sciopero generale, che rischia di rallentare i lavori.
Lo riporta QuotidianoNet, che ricostruisce sia i nuovi elementi tecnici sia una questione che nel processo pesa quanto le impronte: come si valuta la memoria dei testimoni, quando un ricordo è autentico e quando è costruito. E in un caso divorato dai media, dai talk show e dai social, la domanda non è accademica. È la differenza tra giustizia e spettacolo.
Il guanto nero e l'uomo con la torcia
Il guanto è da lavoro, in tessuto elastico, di colore nero con polsino bordato giallo. Fu trovato pochi metri dal corpo di Liliana Resinovich, scoperto il pomeriggio del 5 gennaio 2022 nel parco dell'ex manicomio di Trieste. Fa pensare a qualcuno che lo abbia perso, e per questo gli inquirenti lo hanno sottoposto a nuove analisi.
Il 6 gennaio 2022, in questura, un'operatrice sanitaria diretta a una struttura dell'ex Opp raccontò quello che aveva visto la mattina del 5 gennaio, qualche minuto prima delle 7: un uomo con una torcia, forse anziano, vestito tutto di scuro, con un berretto tipo coppola, che camminava lentamente guardando per terra, come se cercasse qualcosa. Alla domanda se sarebbe stata in grado di riconoscerlo, la donna rispose di no.
Quella è una delle quattro testimonianze raccolte dopo il ritrovamento del corpo. Un cane che si impunta passando davanti al boschetto il 31 dicembre, riferito però agli inquirenti solo il 4 febbraio. Un'utilitaria ferma con la luce dell'abitacolo accesa e un uomo a bordo la sera del 3 gennaio, episodio raccontato il 7. Un uomo con la barba e un sacco, forse, sulle spalle visto la sera del 4 gennaio e riferito quattro giorni dopo alla polizia.
Il DNA di un uomo ignoto e le corrispondenze sul guanto
Nelle ultime settimane sono arrivate novità pesanti. Come hanno riferito l'ANSA e RaiNews, il legale del fratello di Liliana ha annunciato che le nuove tracce confermerebbero l'omicidio: l'analisi comparativa tra le impronte sperimentali ricavate dal guanto nero e le tracce rilevate sul sacco ha evidenziato lievi corrispondenze morfo-dimensionali.
Le perizie, secondo quanto ricostruito da Il Messaggero, parlano di un'evidenza di moderato supporto all'ipotesi che le quattro tracce siano state generate dal contatto con il guanto in sequestro. E nei giorni scorsi era stata depositata anche una perizia genetica che ha rilevato tracce di DNA di un uomo ignoto su uno dei sacchi neri e sui jeans indossati dalla donna. Il legale del fratello, Sebastiano Catinelli, ha chiesto ora un nome e un cognome per chi ha ucciso Liliana.
Per una famiglia che combatte da quasi cinque anni contro il muro di gomma della giustizia, ogni frammento conta. E conta anche la verifica che il 30 ottobre dovrebbe finalmente mettere a fuoco: chi ha toccato quel guanto, chi ha lasciato quel DNA.
Come si pesa la memoria di un testimone
Ma se le perizie dattiloscopiche pesano impronte, il processo deve anche pesare i ricordi. E i ricordi, a differenza dei reperti, si deformano. Lo spiega Giuseppe Sartori, professore ordinario di neuropsicologia e psicologia forense all'Università di Padova, tra i massimi esperti italiani di memoria autobiografica, attendibilità dei testimoni e falsi ricordi applicati al processo penale.
Sartori ha creato una griglia, una checklist che, come ha detto, aiuta a identificare i punti di forza e di debolezza della narrazione testimoniale. Non esiste un caso in cui i fattori di qualità sono tutti dalla stessa parte.
La giurisprudenza su questo è molto chiara: quello che dice un testimone è vero fino a prova contraria. Nei casi indiziari, gli indizi devono essere tanti, gravi e concordanti.
Cosa sono i ricordi autentici e i falsi ricordi
Le variabili che definiscono un ricordo autentico sono molte, e ognuna influenza l'accuratezza. La più semplice è la distanza nel tempo: più il ricordo è ravvicinato, maggiore è l'accuratezza. Contano anche le caratteristiche del fatto raccontato, cambia tutto se l'evento è unico o se invece è confondibile con altri.
Poi ci sono i ricordi impossibili, quelli confabulati: il soggetto riempie il ricordo con qualcosa di plausibile. Sulla carta, ha spiegato Sartori, non hanno le caratteristiche per essere molto accurati.
Il falso ricordo è un'altra cosa, e più insidiosa: è quello che il testimone considera vero, con una convinzione genuina, ma che non corrisponde a qualcosa che è davvero successo. Il testimone non mente. È la sua memoria che lo tradisce.
Perché la mediaticità deforma i ricordi
E qui il caso Resinovich tocca un nervo scoperto. Un caso molto mediatico rappresenta un problema per l'affidabilità dei testimoni? La risposta di Sartori è secca: sicuramente aumenta la probabilità di falsi ricordi. Se i testimoni hanno letto il giornale, il racconto è diverso, il condizionamento è forte. La mediaticità influisce sul ricordo, e questo è un dato pacifico.
L'oblio, aggiunge, è in funzione dell'unicità del fatto: se mi rompo una gamba non me lo dimentico, se devo spiegare che cosa ho mangiato quel certo giorno è un problema. E il riconoscimento dei volti, quello su cui si reggevano testimonianze come quella dell'uomo con la torcia, è un'operazione a bassissima accuratezza. Davvero difficilissimo.
Giustizia, non spettacolo
C'è una lezione politica in tutto questo, e ce la rubiamo volentieri dalla scienza. La verità non si costruisce nei talk show, non si vota sui social, non si grida nelle piazze mediatiche. Si costruisce con reperti, perizie, verifiche, contraddittorio. Lo stesso metodo che dovrebbe valere per i diritti dei lavoratori, per le lotte di quartiere, per ogni battaglia della classe oppressa: fatti, non chiacchiere.
Liliana Resinovich meritava giustizia il 5 gennaio 2022. La merita oggi, a quasi cinque anni di distanza, con un guanto nero, un DNA senza nome e quattro ricordi messi ai raggi X. Il 30 ottobre, sciopero permettendo, Trieste lo saprà.
Domande frequenti sul caso Resinovich
Cosa si discute nell'udienza del 30 ottobre 2026?
Sono in esame le perizie merceologiche e dattiloscopiche richieste dal gip su sacchi, abiti, coltelli e sul guanto nero ritrovato vicino al cadavere di Liliana Resinovich.
Cosa hanno rivelato le nuove analisi sul guanto?
L'analisi comparativa ha evidenziato lievi corrispondenze morfo-dimensionali tra le impronte ricavate dal guanto e le tracce sul sacco, con un moderato supporto all'ipotesi di contatto. Su un sacco e sui jeans della donna è stato rilevato DNA di un uomo ignoto.
Perché i falsi ricordi sono un rischio in un caso mediatico?
Secondo il professor Giuseppe Sartori, la mediaticità aumenta la probabilità di falsi ricordi: chi ha letto i giornali racconta in modo diverso, perché il condizionamento è forte.
