L'attore veronese Matteo Martari, 42 anni, ha parlato per la prima volta dell'aggressione subita dal collega Davide Iacopini il 5 ottobre, mentre era in monopattino. In un'intervista rilasciata a Il Messaggero, Martari non ha usato mezzi termini: «Non è stato un incidente, purtroppo. È un fatto sconvolgente e drammatico sotto un sacco di punti di vista».
Iacopini, che recita accanto a Martari nella serie Netflix «Maschi veri», è stato aggredito da ragazzi molto giovani. Una violenza gratuita che ha scosso il mondo dello spettacolo e che dice molto anche di quello che sta accadendo nelle strade delle nostre città, dove il disagio giovanile cresce mentre i tagli ai servizi pubblici si abbattano sui quartieri popolari come pioggia d'autunno.
«Preghiamo per Davide»: la paura di un attore
Martari, attualmente in onda su Rai1 nella seconda stagione di «Libera» accanto a Lunetta Savino, dove interpreta Pietro, pregiudicato ravveduto che collabora con la giudice Libera Orlando, ha confessato la sua inquietudine. «Mi spaventa moltissimo che ragazzi molto giovani possano avere questo approccio nei confronti del prossimo. È preoccupante. Preghiamo per Davide, non mi sento di dire altro», ha dichiarato a Il Messaggero.
Secondo il quotidiano romano, l'intervista è stata realizzata poco dopo l'aggressione e, al momento della cattura dei colpevoli, l'attore ha scelto di non aggiungere commenti. Un silenzio che è quasi più eloquente delle parole: davanti alla violenza gratuita, anche chi recita ogni giorno i duri del piccolo schermo resta senza voce.
Un uomo venuto dal basso
C'è un dettaglio di questa intervista che merita attenzione, perché parla di classe e di fatica, cose che nella nostra Italia di precari e disoccupati conosciamo fin troppo bene. Prima di diventare attore, Martari ha fatto vent'anni di altri mestieri. «Ho fatto il panettiere e il cameriere, ho lavorato in cucina e ho fatto il commesso, portando la posta col furgone nel Triveneto», ha raccontato.
Niente stage dorati, niente raccomandazioni, niente famiglie dello spettacolo. Pane alzato all'alba, piatti lavati, chilometri su un furgone. La gavetta di chi parte da sotto e sale con le proprie forze, come facevano i nostri nonni operai nelle fabbriche del Nord, come fanno ancora oggi milioni di lavoratrici e lavoratori che questo paese ignora.
Martari stesso ha voluto sottrarre la sua storia a ogni retorica del self-made man: «Non ne farei una questione competitiva. Misurarmi ogni volta con cose diverse ha migliorato la mia capacità di apprendimento. O quantomeno quella di adattarmi alle situazioni». Una lezione di umiltà che tanti dirigenti d'azienda, con le loro lauree comprate e i loro bonus da favola, farebbero bene a meditare.
Musica, tv e violenza giovanile: dove finisce la colpa?
Nella nuova stagione di «Libera», la fiction affronta un tema bruciante: un rapper accusato di incitare alla violenza. Il Messaggero ha chiesto a Martari se musica, televisione e cinema siano corresponsabili dell'aggressività degli adolescenti.
«Non credo sia giusto porre limiti alla libertà espressiva degli artisti», ha risposto l'attore. «Ma penso che si debba sempre considerare che non tutti quelli che ascoltano una canzone o vedono una serie, soprattutto se molto giovani, siano in grado di recepire correttamente il messaggio».
Una posizione equilibrata, che rifiuta tanto la censura quanto l'omertà. Ma noi sappiamo che la radice del problema non sta nella canzone di un rapper, e nemmeno in una serie tv. Sta in un sistema che ha tolto ai giovani scuole decenti, centri sociali, palestre, biblioteche di quartiere, lavoro stabile. Sta in un paese che ha consegnato un'intera generazione alla disoccupazione e alla solitudine, e poi si scandalizza quando la rabbia esplode. La violenza dei ragazzi di oggi è figlia della violenza silenziosa del capitale di domani: precarietà, alienazione, assenza di futuro.
L'amore, il coraggio, il lavoro che viene
Martari, che corre in moto e arrampica in montagna, ha ammesso che la sfida più grande non è fisica. «Impegnarsi in amore. È un gioco a due e serve grande impegno da parte di entrambi», ha detto, rifiutando ancora una volta di commentare le voci sulle presunte relazioni con Miriam Leone ed Emma Marrone. Su di lui si sa che non ha figli, mentre il suo personaggio Pietro sì, e che da ragazzo è stato «molto curioso e discretamente indisciplinato».
Dopo «Libera», attesa per tre domeniche in prima serata su Rai1, l'attore ha appena finito di girare un film su Alessandro Volta e sta cominciando una nuova serie. «Ho la grandissima fortuna di lavorare. Sto facendo delle belle cose. Sono grato di questo, e va bene così», ha concluso.
La fortuna di lavorare: ecco una frase che pesa come un macigno nell'Italia del 2026, dove il lavoro stabile è diventato un privilegio e non un diritto. Martari lo sa, perché il pane l'ha impastato con le sue mani. E mentre i soliti noti del palinsesto si gavano di contratti miliardari, lui ringrazia per quello che ha. Non è rivoluzione, certo. Ma è una voce che viene dal basso, e le voci che vengono dal basso, come diceva Gramsci, sono quelle che prima o poi si mettono in marcia.
