È ripartita sabato 24 ottobre la corsa contro il tempo del decreto flussi 2027: fino al 7 dicembre aziende e famiglie potranno pre-compilare i moduli per assumere lavoratori stranieri, badanti e operai stagionali. Un meccanismo che padroni e sindacati, per una volta uniti, bocciano senza appello: una lotteria che premia la velocità della connessione internet e lascia nella polvere migliaia di persone.
Come riporta Il Corriere della Sera, il governo ha fissato a 165.850 gli ingressi complessivi per il 2027, mille in più di quest'anno. Di questi, 76.200 riguardano lavoro non stagionale, 14.000 operatori sociosanitari e badanti, 89.000 addetti stagionali a turismo e agricoltura, 650 gli autonomi. Quanti ne arriveranno in Veneto dipende interamente dal numero di domande pre-compilate: se le richieste saranno poche, altrettanto poche saranno le quote assegnate alla regione.
Una lotteria che umila chi lavora e chi vorrebbe lavorare
Il meccanismo è lo stesso degli anni scorsi, e gli anni scorsi parlano chiaro. Nel 2026 il turismo veneto ha ottenuto 1.064 autorizzazioni stagionali su 15.075 contratti in tutta Italia. L'industria si è beccata 2.134 ingressi non stagionali per il Veneto, mentre il territorio soffre la mancanza di migliaia di braccia in fabbrica e in manifattura. Numeri da elemosina, distribuited con il metodo più stupido che la burocrazia abbia partorito: chi clicca prima vince.
Confindustria Veneto, in una nota, parla di un «meccanismo inadeguato, trasformandosi in una vera e propria lotteria che premia la fortuna e la velocità di una connessione internet anziché il merito, le competenze e i reali fabbisogni delle imprese». E chiede una programmazione stabile, pluriennale, legata a contratti di lavoro reali e a criteri oggettivi.
Persone, non quote: la regolarizzazione è la sola strada dignitosa
Ma il vero scandalo lo racconta Silvana Fanelli, della Cgil Veneto, con la voce di chi le lotte le conosce da dentro: «Il sistema non funziona, basta guardare i numeri delle richieste di quest'anno». Nell'agricoltura, il settore con più quote, arrivano appena 326 domande dal Trevigiano, 384 dal Padovano, 589 dal Veneziano, 726 dal Polesine. Solo il Veronese raggiunge le quattro cifre, con 4.075 richieste, e solo perché lì il caporalato e lo sfrutto dei campi hanno radici profonde e la filiera ha imparato a usare il sistema.
«Il tema è sempre lo stesso: chi assume dall'estero?», aggiunge Fanelli. La risposta è imbarazzante: quasi nessuno, perché per un'impresa assumere un lavoratore ancora all'estero significa mesi di carte, visti, attese e avvocati. E allora la Cgil propone quello che qualsiasi persona dotata di coscienza proporrebbe: «Bisognerebbe procedere con una regolarizzazione di chi è già in Italia». Non una sanatoria generalizzata come quella del 2002, ma un provvedimento simile a quello delle badanti durante la pandemia, quando lo Stato fu costretto ad ammettere che quelle donne erano qui, lavoravano, tenevano in piedi le nostre famiglie, e senza di loro tutto sarebbe crollato.
Perché questa è la verità che nessun decreto flussi osa scrivere: in Italia, oggi, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici senza permesso di soggiorno. Li chiamano «irregolari» come fossero merce difettosa, ma sono braccia che raccolgono i pomodori che mangiamo, mani che accudiscono i nostri anziani, spalle che reggono cantieri e alberghi. Lo Stato li tiene in un limbo di ricatto perfetto: troppo presenti per essere espulsi, troppo invisibili per avere diritti. È il laboratorio del padronato, dove si paga in nero e si tace per paura. E ogni click-day, ogni lotteria di quote, serve esattamente a conservare questo stato di cose, perché il lavoratore senza diritti è il lavoratore che non può scioperare, non può organizzarsi, non può dire no.
Il grido d'allarme dei padroni, e il silenzio sulla casa
Che il sistema sia rotto lo dicono pure gli industriali, e questo la dice lunga. Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi e Confturismo Veneto, è netto: «Si tratta di un canale che non funziona», con numeri «troppo bassi» e procedure troppo lente. Fa notare che nei picchi turistici il Veneto impiega 200.000 persone, di cui 60.000 negli hotel, e che il 30% degli impiegati ha più di 50 anni. Ma poi chiude con una frase che vale più di tutte le statistiche: «Quando arrivano qui, dove vanno poi a vivere?».
Eccola, la domanda che nessuno vuole porsi. Perché il problema non è mai stato il lavoratore straniero, che arriva e lavora e produce ricchezza per gli altri. Il problema è un modello economico che vuole le braccia ma non le persone, il lavoro ma non la vita. Il Veneto degli stipendi fermi e degli affitti alle stelle, dei capannoni sparsi e dei treni che non partono, accoglie i migranti solo se costano poco e non chiedono nulla. E poi si meraviglia se i giovani fuggono all'estero e gli stranieri non vengono.
Fuori dal coro delle bocciature c'è solo Coldiretti, che sulle quote dichiara: «I numeri ci bastano. Il problema sono i tempi, una volta ottenuto il via libera i lavoratori ottengono i visti per entrare ormai a stagione finita. Nella raccolta delle fragole 2027 saranno impiegati gli stagionali di quest'anno». Una frase che dice tutto: quote sufficienti sulla carta, tempi talmente assurdi che i fragolini del 2027 li raccoglieranno i precari del 2026. Un sistema che funziona male per caso? O che funziona male per progetto, perché il ritardo e l'incertezza sono il brodo di coltura del lavoro nero e del caporalato?
Serve un'altra politica, serve lotta
La lezione è semplice e la Cgil veneta la indica senza mezzi termini: niente più lotterie, niente più quote calate dall'alto da un governo che dei territori non conosce nulla. Serve la regolarizzazione immediata di chi già lavora in Italia, serve un sistema di ingressi programmato sui contratti reali, serve la casa, serve il permesso di soggiorno che non sia un guinzaglio legato al datore di lavoro. E serve che i lavoratori stranieri e italiani lottino insieme, perché la divisione tra poveri è l'arma più antica dei padroni: la usavano contro i braccianti del Polesine, la usano oggi contro chi attraversa il Mediterraneo per raccogliere le nostre fragole.
Il 7 dicembre la finestra delle pre-compilazioni si chiuderà, e a gennaio e febbraio scatterà il vero click-day per gli ingressi. Intanto nei campi, negli hotel, nelle case delle nostre nonne, continuerà a lavorare un esercito invisibile che nessuna quota riconosce. Sono la classe operaia di questo paese, che lo voglia o no il ministro di turno. E prima o poi, come sempre accaduto nella storia, alzerà la testa.
Domande frequenti sul decreto flussi 2027
Quando si apre la procedura di pre-compilazione del decreto flussi 2027?
La finestra per la pre-compilazione dei moduli da parte di aziende e privati è aperta da sabato 24 ottobre e chiude il 7 dicembre 2026. Il click-day vero e proprio per gli ingressi dei lavoratori residenti all'estero è previsto tra gennaio e febbraio.
Quanti ingressi sono previsti dal decreto flussi 2027?
Il governo ha fissato 165.850 ingressi totali: 76.200 per lavoro non stagionale, 14.000 per oss e badanti, 89.000 per stagionali di turismo e agricoltura, 650 per lavoratori autonomi.
Perché il sistema del click-day è criticato?
Secondo Confindustria Veneto e Cgil Veneto, il meccanismo premia la velocità della connessione internet anziché i reali bisogni di lavoro, e le quote assegnate sono troppo basse rispetto alla carenza di manodopera nel territorio.
Cosa chiede la Cgil Veneto?
La Cgil Veneto, con la sindacalista Silvana Fanelli, chiede la regolarizzazione dei lavoratori stranieri già presenti in Italia, sul modello del provvedimento per le badanti adottato durante la pandemia.
