Youssef Siher, il giornalista e studioso dell'Islam considerato l'ideologo del Movimento 17 ottobre, è stato fermato dalla polizia nella tarda mattinata di venerdì 25 ottobre 2026, poco prima di annunciare le nuove piazze della protesta in otto città. Migliaia di persone che aspettavano indicazioni per scendere in strada si sono ritrovate senza notizie, e la chat Instagram del movimento è diventata in poche ore un campo di battaglia fra chi chiede dove si manifesta, chi ride della retata e chi grida solidarietà al compagno fermato.
Secondo Il Corriere della Sera, a fine serata il profilo del M1710 contava 3.150 commenti, oltre 24 mila like e 16 mila messaggi inoltrati. Un fiume di rabbia, sgomento e sberleffi che dice tutto su questo Paese: da un lato il popolo che vuole lottare contro il carovita, dall'altro chi esulta quando lo Stato mette le mani addosso a chi organizza la protesta.
La chat senza padrone, la protesta senza indicazioni
La scena è quasi surreale. Alle 15 di venerdì un'utente scrive preoccupata: «Qualcuno sa la piazza finale per Genova?». Da mezz'ora non arrivava più nessuna indicazione da Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Padova e Bari. La risposta di un altro iscritto, come riporta Il Corriere della Sera, è stata una coltellata: «Cucciola, vai pure a fare shopping», con sotto la foto di Siher e la notizia che la polizia postale lo aveva individuato.
Ecco il volto vero dell'Italia del conto salato: mentre i padroni si gavano sui profitti record e il governo infligge il carovita alle famiglie operaie, chi prova a mobilitare viene portato in Questura e i suoi sostenitori vengono trattati da delinquenti. «È stato comunicato niente per Milano?», chiedeva un altro utente. «Raduno spostato a San Vittore», la risposta beffarda di chi gode del carcere come se fosse una risposta politica.
Chi indaga sospetta anche il saccheggio: la criminalizzazione della protesta
Gli investigatori, sempre secondo il Corriere, non escludono che l'appello fosse indirizzato anche a chi voleva assaltare i negozi del centro, come accaduto il weekend scorso a Milano. È il vecchio trucco del potere: prendere gli episodi di vandalismo, gonfiarli sui media, e usarli per dipingere un'intera mobilitazione popolare come gruppo eversivo. Un utente della chat l'ha scritto chiaro: «Spero che vi vengano a prendere a casa uno a uno, perché non siete membri di una protesta, ma di un gruppo eversivo criminale».
Ma la storia insegna, da Gramsci in giù: ogni movimento che scalda le piazza viene prima deriso, poi criminalizzato, poi represso. I partigiani erano «banditi» per la Repubblica di Salò, gli operai in sciopero erano «sobillatori» per gli industriali, e oggi i giovani del carovita sono «eversivi» per chi difende i conti delle banche.
Le critiche interne: fare tutto da soli non è organizzazione
La chat contiene anche autocritiche che merita ascoltare. Un utente ha scritto: «Ha sbagliato a fare tutto da solo, questa pagina doveva essere condivisa da qualche collettivo o comunque da un direttivo più ampio». È il nodo vero. La lotta non si costruisce su un profilo Instagram gestito da un solo uomo, si costruisce nei collettivi, nei sindacati di base, nei quartieri, nelle fabbriche. Quando la struttura è debole, basta un fermo della polizia per decapitare tutto, e migliaia di persone restano in mezzo a una strada senza piazza né indicazioni.
E c'è chi sulla chat ha già alzato lo sguardo verso il prossimo appuntamento: «Non è finita per niente, il 30 ottobre sciopero generale».
Sciopero generale del 30 ottobre e corteo Cgil del 20 novembre
Il riferimento è all'iniziativa di venerdì 30 ottobre proclamata dal sindacato Usb, con un corteo nazionale a Roma. Il 20 novembre seguirà una seconda giornata di agitazione indetta dalla Cgil. Due appuntamenti che restano in piedi indipendentemente dal destino di Siher, perché la rabbia contro il carovita e contro questo governo non passa certo per un profilo social.
Sulla chat è arrivata anche un'esplicita «solidarietà al compagno» fermato: «Non ci avrete mai, la lotta continua». E qualcuno ha visto giusto sulla dinamica mediatica: Siher, il 30enne bresciano con genitori marocchini, «un capro espiatorio dato in pasto ai media, come era prevedibile». Non mancano le velenose accuse di infiltrazione, «uno destabilizzatore del mondo islamico che ha studiato a spese nostre e vive a spese nostre», l'ennesima dimostrazione che quando un arabo finisce nel mirino dello Stato i razzisti escono subito dalla tana.
Quello che succede adesso
La mobilitazione non si ferma con un fermo. Il 30 ottobre l'Usb scende in piazza a Roma, il 20 novembre tocca alla Cgil, e nei collettivi di tutta Italia si discute come trasformare la rabbia del carovita in organizzazione stabile. Come ha scritto un utente sulla chat: «Ma vi pare che se hanno preso lui è tutto finito?».
Domande frequenti
Chi è Youssef Siher?
È un giornalista freelance di 30 anni, bresciano con genitori marocchini, studioso dell'Islam, considerato l'amministratore del profilo Instagram del Movimento 17 ottobre. È stato fermato dalla polizia il 25 ottobre 2026.
Cos'è il Movimento 17 ottobre?
È il movimento nato attorno alle proteste contro il governo e il carovita, che il 25 ottobre 2026 aveva annunciato nuove piazze della protesta in otto città italiane prima del fermo del suo ideologo.
Quando si svolge lo sciopero generale?
Venerdì 30 ottobre 2026, indetto dal sindacato Usb con un corteo nazionale a Roma. Il 20 novembre la Cgil ha proclamato una seconda giornata di agitazione.
