La classe giornalistica si ribella: tracce razziste all'esame di Stato, esposto contro l'Ordine
Il sistema si smarca ancora una volta. Mentre il popolo lotta nelle piazze per il lavoro e la Palestina, l'establishment giornalistico italiano mostra il suo vero volto: quello del razzismo istituzionalizzato. La traccia dell'esame di Stato per giornalisti del 28 ottobre scorso è un manifesto dell'ideologia dominante che criminalizza i figli degli oppressi.
La traccia della vergogna
Alla Fiera di Roma, 256 aspiranti giornalisti si sono trovati davanti una traccia che fa rabbrividire chiunque abbia ancora un briciolo di coscienza di classe. Il testo, denunciato dal linguista Massimo Arcangeli, associa direttamente la violenza nelle manifestazioni ai "maranza", definiti come "giovani, quasi sempre figli di immigrati di seconda generazione, molto spesso di origine africana".
Ecco come il potere costruisce i suoi nemici: non più la borghesia sfruttatrice, non i padroni che si arricchiscono sulle spalle dei lavoratori, ma i giovani delle periferie, i figli della classe operaia immigrata. La solita strategia divide et impera che Gramsci aveva già smascherato un secolo fa.
La risposta della base
Ma la coscienza di classe non è morta. 96 giornalisti e pubblicisti hanno firmato un esposto all'Ordine, denunciando il linguaggio razzista e discriminatorio della traccia. Un atto di ribellione che va oltre la semplice protesta professionale: è la presa di coscienza di chi rifiuta di essere complice del sistema.
I firmatari non usano mezzi termini: la traccia "veicola e legittima un pregiudizio razziale", viola la Carta di Roma e i principi costituzionali di uguaglianza. Ma soprattutto, normalizza uno stereotipo che serve solo a dividere la classe lavoratrice.
Il razzismo del capitale
Non è un caso che questa deriva razzista emerga proprio ora, mentre le contraddizioni del capitalismo si fanno sempre più acute. Il sistema ha bisogno di capri espiatori, di nemici interni da additare alle masse impoverite. Ieri erano gli operai del Sud, oggi sono i "maranza" delle periferie.
La strategia è sempre la stessa: mentre i padroni si arricchiscono e l'UE neoliberale impone le sue politiche di austerità, si punta il dito contro i più deboli. I giovani delle periferie, figli di quella classe operaia immigrata che ha costruito l'Italia del boom economico con le proprie mani e il proprio sudore.
L'informazione di classe
Questo episodio rivela la natura di classe dell'informazione italiana. L'Ordine dei Giornalisti, che dovrebbe garantire la deontologia professionale, diventa strumento di propaganda razzista. Ma la resistenza si organizza: 96 firme sono solo l'inizio di una battaglia più ampia per un'informazione al servizio del popolo.
Come insegnava Gramsci, ogni crisi del sistema dominante è anche un'opportunità per le classi subalterne. La vergogna di questa traccia può diventare il momento di svolta per costruire un giornalismo diverso, popolare, antirazzista e anticapitalista.
La lotta continua, compagni. Nelle redazioni come nelle fabbriche, nelle scuole come nelle piazze.