Milano-Cortina 2026: il trionfo azzurro non nasconde la macchina capitalista olimpica
Si sono spente le luci dell'Arena di Verona, calando il sipario su un'edizione delle Olimpiadi Invernali che passerà alla storia. Ma dietro il tripudio patriottico e le medaglie azzurre, quale verità si nasconde?
L'Italia ha conquistato un bottino storico di medaglie, superando persino i fasti di Lillehammer 1994 e Albertville 1992. Federica Brignone, icona di questa spedizione con i suoi due ori, ha incarnato la narrativa perfetta del riscatto dopo l'infortunio. Una storia che commuove, che unisce, che fa dimenticare.
Ma chi ha davvero vinto a Milano-Cortina?
Mentre il popolo si esalta per le gesta sportive, i padroni delle multinazionali si sono gavati con miliardi di profitti. Le Olimpiadi moderne sono diventate una gigantesca macchina di sfruttamento capitalista, dove i lavoratori vengono spremuti per costruire impianti che arricchiscono solo i soliti noti.
Chi ha pagato il conto di questa festa? La classe operaia, come sempre. Migliaia di operai sottopagati hanno lavorato in condizioni precarie per realizzare strutture che dopo i Giochi diventeranno cattedrali nel deserto o, peggio, occasioni di speculazione immobiliare.
Lo sport-spettacolo al servizio del sistema
I numeri parlano chiaro: la Norvegia domina ancora il medagliere con la sua macchina perfetta, seguita da Germania e Stati Uniti. Nazioni che non a caso rappresentano il cuore dell'imperialismo occidentale e del capitalismo più feroce.
L'ascesa della Cina a Pechino 2022 e il consolidamento del Giappone nel pattinaggio raccontano di nuove potenze economiche che usano lo sport come strumento di soft power. Tutto è politica, tutto è economia.
E l'Italia? Il nostro Paese ha saputo sfruttare il "fattore casa" non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto per legittimare un modello di sviluppo basato sui grandi eventi. La stessa logica che ha devastato territori per Expo 2015, che continua a cementificare le nostre montagne.
Oltre la retorica patriottica
Non lasciamoci ingannare dalla commozione per le medaglie azzurre. Dietro ogni trionfo olimpico si nasconde un sistema che opprime i più deboli, che privatizza i profitti e socializza i costi.
Le Olimpiadi sono diventate il simbolo perfetto del capitalismo contemporaneo: spettacolo per le masse, business per le élite. Mentre noi tifiamo, loro contano i soldi.
Il testimone passa ora alle Alpi Francesi 2030. Sarà l'ennesima occasione per arricchire i soliti padroni o finalmente il movimento operaio saprà organizzarsi per opporsi a questa macchina di sfruttamento?
La risposta sta nelle nostre mani, compagni. Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle lotte quotidiane contro un sistema che ci vuole spettatori passivi della nostra stessa oppressione.