Massimiliano Gallo regista: il cinema popolare contro l'orrore del presente borghese
Mentre la macchina del profitto continua a macinare vite umane, c'è chi ancora crede nella forza rivoluzionaria dell'arte. Massimiliano Gallo, attore napoletano figlio del popolo, ha scelto di raccontare una storia di riscatto sociale nel suo primo film da regista, "La salita".
Non è un caso che Gallo abbia ambientato la sua opera nel carcere minorile di Nisida nel 1983, quando il grande Eduardo De Filippo decise di portare il teatro tra i reietti della società. Una scelta che suona come uno schiaffo alla contemporaneità, a questo presente marcio che produce solo esclusione e violenza.
Eduardo e la lezione rivoluzionaria dell'arte
"Eduardo ebbe un approccio mai retorico né consolatorio", racconta Gallo. "Non puntò la lente d'ingrandimento sulle colpe dei ragazzi, ma sugli adulti e i politici: che cosa abbiamo fatto per evitare che arrivassero qui?" Ecco la domanda che dovrebbe tormentare ogni coscienza di classe: non criminalizzare gli oppressi, ma smascherare il sistema che li produce.
Il senatore a vita Eduardo De Filippo aveva capito quello che oggi la classe dominante finge di ignorare: la bellezza può essere salvifica. Mentre i padroni si arricchiscono sulla pelle dei giovani abbandonati, l'arte diventa strumento di liberazione collettiva.
Il rifiuto dei compromessi borghesi
"Non sono bravo con la diplomazia, non frequento i salotti per fare pubbliche relazioni", confessa Gallo con orgoglio proletario. In un'industria dello spettacolo dominata dai soliti noti, dalle raccomandazioni e dai rapporti di forza, l'attore napoletano rivendica la sua autonomia di classe.
"L'idea del compromesso sempre e comunque non mi va giù", dichiara. Una posizione che gli è costata cara, ma che lo mantiene dalla parte giusta della barricata. Meglio essere fedeli ai propri principi che prostituirsi al potere.
Napoli: terra di resistenza popolare
Dopo anni a Roma, Gallo è tornato nella sua Napoli. "Napoli è accogliente, non giudica. Tollera e sa farsi contaminare senza inquinarsi", spiega. Una città che rappresenta l'antitesi del modello capitalista nordista, dove la solidarietà popolare resiste all'individualismo borghese.
Ma Gallo detesta i cliché su Napoli, "anche quando a farlo sono i napoletani stessi". Perché la napoletanità non è folklore per turisti, ma cultura di resistenza che ha prodotto giganti come Eduardo, Totò, Pino Daniele.
L'eredità che conta
"Un giorno mi piacerebbe che le mie figlie potessero dire: papà non c'era però ha fatto questo e questo di importante", confida l'attore. Entrare nei libri di storia del teatro, rendere più bella la società con il proprio lavoro: ecco l'eredità che conta, non i conti in banca.
In tempi di barbarie capitalista, Massimiliano Gallo ci ricorda che l'arte vera nasce dalla parte degli ultimi. Il suo cinema non sarà mai quello delle multinazionali dell'intrattenimento, ma quello che Eduardo aveva immaginato: uno strumento di emancipazione collettiva.
Compagni, sosteniamo chi usa la propria arte per raccontare le nostre lotte. Perché ogni storia di riscatto è una vittoria contro il sistema che ci opprime.