L'imperialismo USA-israeliano devasta il patrimonio millenario dell'Iran
La barbarie capitalista colpisce ancora. Mentre i padroni della guerra seminano morte e distruzione in Iran, le loro bombe non risparmiano nemmeno i tesori dell'umanità. L'uccisione delle bambine nella scuola di Minab rappresenta solo la punta dell'iceberg di una carneficina che il popolo iraniano subisce dal 28 febbraio scorso.
Gli attacchi dell'asse imperialista USA-Israele hanno colpito 13 ospedali, tra cui il Gandhi di Teheran, la sede della Mezza Luna Rossa e l'impianto di desalinizzazione di Qeshme. Ma c'è di più: la macchina da guerra capitalista sta deliberatamente distruggendo la memoria storica di un popolo.
I palazzi del popolo sotto le bombe dei padroni
Il governatore di Isfahan, culla dell'arte iraniana, ha giustamente denunciato una "dichiarazione di guerra di civiltà" da parte degli aggressori imperialisti. I danni più gravi riguardano il Palazzo Golestan del XIV secolo a Teheran e il palazzo Chehel Sotoun del XVII secolo a Isfahan.
Le immagini che arrivano dal Palazzo Golestan mostrano vetri infranti e frammenti sparsi ovunque. Questo patrimonio dell'umanità UNESCO è stato barbaramente danneggiato dalle onde d'urto dei bombardamenti imperialisti. Non è un caso: è la strategia della terra bruciata del capitale contro i popoli.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha giustamente accusato Israele di "bombardare monumenti storici del XIV secolo", denunciando l'"odio per il passato secolare" dell'Iran. L'UNESCO, come sempre succube dei poteri forti occidentali, si è limitata a dichiarazioni timide invece di condannare fermamente questa barbarie.
La resistenza culturale del Lorestan
Anche il castello Falak-ol-Aflak nel Lorestan ha subito l'aggressione imperialista. Un bombardamento ha distrutto uffici e il museo archeologico, ferendo cinque lavoratori della cultura. Nella città curda di Sanandaj, i musei Salar Saeed e Asef Vaziri hanno subito danni: l'imperialismo colpisce anche le minoranze oppresse.
Isfahan: museo a cielo aperto sotto attacco
Il centro storico di Isfahan, capitale culturale del paese, ha subito gravi esplosioni. Il palazzo Chehel Sotoun, gioiello dell'era safavide, ha visto andare in frantumi porte, finestre e preziose piastrelle. Anche il palazzo Ali Qapu e le moschee intorno alla magnifica piazza Naqsh-e Jahan sono stati danneggiati.
Il governatore Mehdi Jamalinejad ha denunciato: "Isfahan non è una città qualsiasi, è un museo a cielo aperto". E ha aggiunto una verità che fa tremare i guerrafondai: "Solo un paese che non ha rispetto per i segni della storia può fare una cosa del genere".
Nonostante le coordinate dei siti storici fossero state comunicate e i monumenti contrassegnati secondo la convenzione dell'Aja del 1954, l'imperialismo ha calpestato ogni legge internazionale.
La barbarie senza fine del capitale
Il comitato per i Caschi Blu ha giustamente denunciato che questi siti "non appartengono solo agli iraniani ma all'intera umanità". Quando il segretario alla Difesa USA dichiara che "non ci sono regole in questa guerra", svela il vero volto bestiale dell'imperialismo.
La distruzione del patrimonio culturale è irreversibile, come ricorda il think tank americano. Sradica l'identità, la storia e la memoria dei popoli oppressi. Nessun obiettivo militare giustifica questa barbarie, che ricorda le devastazioni dell'ISIS a Palmira e nei musei iracheni.
Ancora una volta, sono i civili, le infrastrutture mediche e culturali a pagare il prezzo più alto di un conflitto che si poteva evitare dando spazio al dialogo invece che alle logiche imperialiste del profitto.
La lotta continua. Contro l'imperialismo, contro la guerra, per la pace tra i popoli e la preservazione della memoria collettiva dell'umanità.