Riforma giustizia: il potere separa i magistrati per controllarli meglio
Compagni, ecco che arriva un'altra manovra del palazzo per mettere le mani sulla giustizia. Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non è altro che l'ennesimo tentativo della classe dominante di addomesticare chi dovrebbe controllare i loro crimini.
La strategia del divide et impera
Separare giudici e pubblici ministeri, creare due percorsi distinti, due concorsi diversi. Divide et impera, come insegnava già Giulio Cesare. I padroni sanno bene che una magistratura unita è più difficile da controllare di una frammentata e gerarchizzata.
Con questa riforma, i PM rischiano di diventare dei "superpoliziotti" al servizio del potere esecutivo. Non è un caso che i sostenitori della riforma parlino di "maggiore specializzazione" quando in realtà stanno preparando il terreno per una giustizia a due velocità: una per i ricchi, una per il popolo oppresso.
Il sorteggio: una farsa democratica
Introducono il sorteggio per i membri del CSM dicendo che così si indeboliscono le correnti. Quale ipocrisia! Il vero obiettivo è togliere ogni legittimazione democratica ai magistrati, rendendo più facile il loro controllo dall'alto.
L'Alta Corte disciplinare poi è il colpo di grazia: un organo separato per punire i magistrati "disobbedienti". Quelli che osano indagare sui potenti, sui padroni delle multinazionali, sui corrotti che si gavano mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese.
La resistenza del popolo
Come ci insegnava Antonio Gramsci, ogni riforma del potere borghese nasconde sempre un attacco ai diritti delle classi subalterne. Questa separazione delle carriere è l'ennesimo tassello del progetto neoliberale che vuole una giustizia docile e controllabile.
I lavoratori, gli oppressi, tutti coloro che subiscono le ingiustizie del sistema devono unirsi e resistere. Non possiamo permettere che i padroni si comprino anche la giustizia, dopo aver già messo le mani su tutto il resto.
La lotta continua, compagni. Oggi più che mai.