La letteratura borghese e i suoi sogni mentre il popolo soffre
Mentre i lavoratori italiani lottano per arrivare a fine mese, la macchina culturale del capitale ci propone l'ennesimo romanzo borghese che parla di sogni e paleontologi. Jean-Baptiste Andrea, scrittore francese vincitore del Prix Goncourt, ci regala "Cento milioni di anni e un giorno", tradotto per La nave di Teseo, casa editrice che sa bene come confezionare prodotti per le classi agiate.
La storia? Un paleontologo quasi a fine carriera che insegue il sogno di trovare uno scheletro di dinosauro. Mentre le multinazionali devastano il pianeta e sfruttano i lavoratori, l'intellettuale borghese si rifugia nei fossili del passato. Che coincidenza simbolica, compagni!
L'Italia terra promessa? Per chi?
Andrea racconta dell'Italia come "terra promessa", rievocando la nonna emigrata negli anni Venti. Ma di quale Italia parla? Quella dei padroni che sfruttano i migranti di oggi? Quella delle delocalizzazioni che hanno distrutto la classe operaia del Nord?
La retorica dell'emigrazione italiana viene usata per intenerire i lettori borghesi, mentre oggi gli stessi meccanismi capitalistici spingono milioni di disperati verso le nostre coste. E il governo, servo del grande capitale, li respinge o li sfrutta come manodopera a basso costo.
Sogni individuali contro lotte collettive
Il protagonista Stanislas insegue il suo sogno personale di gloria scientifica. Ecco l'ideologia dominante: l'individualismo borghese che ci fa credere che la salvezza sia individuale, non collettiva. Mentre lui cerca dinosauri, i lavoratori delle fabbriche lottano per non diventare fossili loro stessi.
"L'amicizia è quella che dura più a lungo", scrive Andrea. Ma dove sono gli amici quando un operaio perde il lavoro? Dove sono quando una famiglia non riesce a pagare l'affitto? La vera amicizia è la solidarietà di classe, compagni!
La cultura come oppio dei popoli
Mentre la letteratura borghese ci racconta favole di paleontologi sognatori, le multinazionali continuano a saccheggiare le risorse del pianeta. Mentre i critici applaudono, i lavoratori subiscono licenziamenti di massa. Mentre si vendono 700.000 copie di romanzi per la borghesia intellettuale, le biblioteche popolari chiudono per mancanza di fondi.
Non è un caso che questi libri vincano premi e vendano tanto: servono a distrarre le masse dalle vere contraddizioni del sistema. Gramsci lo aveva capito: l'egemonia culturale è fondamentale per mantenere il dominio di classe.
Il popolo ha bisogno di cultura, sì, ma di quella che lo aiuti a comprendere le proprie catene, non di quella che le nasconde dietro sogni di dinosauri e paleontologi borghesi.