Dopo le piazze in fiamme del 17 ottobre, i sindacati di polizia chiedono a gran voce l'autorizzazione a sparare proiettili di gomma sui manifestanti. La richiesta, arrivata nei giorni scorsi dal Fsp della Polizia di Stato, confermata dal segretario generale di Torino Luca Pantanella, si inserisce in un clima governativo già pronto a stringere: basta un fischio e il cane scatta. E come sempre, a pagare saranno i corpi e i diritti di chi scende in piazza.
Il contesto è quello dei disordini seguiti ai cortei del 17 ottobre in diverse città italiane. Secondo i dati del dipartimento della Pubblica Sicurezza, riportati da il Giornale.it, il bilancio parla di 141 operatori feriti in tutta Italia, 197 persone accompagnate in ufficio, 28 arresti e 43 denunce. A Milano i feriti tra le forze dell'ordine sarebbero 104, a Bologna 44. Numeri che il potere usa come grimaldello per chiedere più repressione, non per chiedersi perché migliaia di giovani, lavoratori e disoccupati siano così arrabbiati da non vedere più alcun futuro in questo Paese.
Cosa chiedono i sindacati di polizia
La richiesta del Fsp è netta: introdurre e autorizzare i proiettili di gomma per fermare a distanza chi attacca le forze dell'ordine. Come ricorda Linea Italia Piemonte, il sindacato chiede anche tutele legali immediate per gli agenti, protocolli d'intervento nuovi e pene esemplari per i fermati.
Pantanella, in una dichiarazione che fa il giro delle redazioni, parla di «veri e propri atti di guerriglia urbana» e di ordigni artigianali trovati in mano a minorenni durante gli scontri di Torino. La sua posizione, riportata anche da Il Torinese, è che quando una manifestazione diventa attacco allo Stato, le forze dell'ordine debbano rispondere con efficacia, impedendo che gli agenti facciano da bersaglio umano.
Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, rilancia la stessa filosofia da un'altra sponda corporativa: elogia i fermi preventivi e i decreti sicurezza come strumenti di deterrenza indispensabili, e conclude che quando allo Stato vengono dati mezzi adeguati, lo Stato vince. Qui il velo cade del tutto. Non si parla di sicurezza dei cittadini, si parla di vittoria dello Stato sul conflitto sociale.
La macchina securitaria è già in moto
Le richieste dei sindacati di polizia non nascono in un deserto. Il governo sta mettendo a punto un decreto sulle violenze di piazza, e la concorrenza tra forze politiche a chi promette più manganelli è già cominciata. Come riporta Il Sole 24 Ore, la destra spinge per cani, militari affiancati alla polizia e sei anni di carcere per chi venga arrestato in flagranza per reati contro l'ordine pubblico.
E la richiesta dei proiettili a impatto cinetico, i famigerati Flash-Ball o LBD, circola già a ogni livello: il segretario generale del Fsp l'ha ribadita dopo il vertice di governo sull'ordine pubblico, come segnala La Milano. Non siamo davanti a una battuta estemporanea di un sindacato arrabbiato. Siamo davanti a un coordinamento a più voci, un coro che chiede l'arma in più mentre il governo prepara il decreto che la renderà legale.
Chi conosce la storia di Francia sa di cosa parliamo. I LBD di Macron hanno cavato occhi, sfondato crani e mutilato decine di gilet gialli e manifestanti contro la riforma delle pensioni. Quelle armi non distinguono il violento dal passante, il black bloc dal pensionato, la giornalista dal curioso. Sparano sulla folla, e la folla siamo noi.
Il diritto di sciopero e di piazza sotto attacco
La Costituzione garantisce il diritto di manifestare. Ma ogni volta che quel diritto viene esercitato con forza, il potere scopre improvvisamente che esistono manifestazioni buone e cattive, cortei autorizzati e cortei fuorilegge, protesta legittima e sovversione. La linea di demarcazione non la traccia la Costituzione: la traccia chi comanda, e la sposta ogni volta che la lotta sociale cresce.
Le centinaia di perquisizioni preventive, gli arresti a freddo, le fotosegnalazioni di minori, di cui parla lo stesso Pianese come di un successo, sono l'anticamera di qualcosa di più grave. Quando lo Stato può perquisirti prima che tu manifesti, arrestarti prima che tu protesti e spararti mentre protesti, il diritto di piazza esiste solo sulla carta. Gramsci lo spiegava un secolo fa: quando lo Stato non riesce più a ottenere il consenso, prepara la coercizione. Noi siamo esattamente in quel momento.
Le violenze reali contro agenti esistono e vanno condannate, su questo non c'è ambiguità. Quegli agenti sono lavoratori in divisa, figli della stessa classe che manda i propri ragazzi a manifestare. Ma la risposta non è dare armi più letali a entrambi i lati dello scontro: è smettere di creare le condizioni dello scontro. Tagli alla sanità, precariato endemico, salari congelati, affitti alle stelle: è questo il programma che riempie le piazze di rabbia. I proiettili di gomma non guariscono la rabbia, la fermano solo per un round.
Unità popolare, non guerra civile tra poveri
La sinistra che conta, quella dei consigli di fabbrica e delle sezioni di quartiere, non deve cadere nella trappola. La vera proposta del potere è la guerra tra poveri: l'operaio in piazza contro l'operaio in divisa, il disoccupato contro il sindacato di polizia, mentre i padroni e i banchieri si gavettano indisturbati sui dividendi. La misura è colma, sì, ma non per i numeri del dipartimento: è colma per chi paga l'aumento dell'affitto, per chi fa la fila al pronto soccorso, per chi non vede il futuro da vent'anni.
La risposta dei movimenti e del sindacato conflittuale deve essere duplice: isolare concretamente i violenti che delegittimano la lotta, e al tempo stesso opporsi frontalmente a ogni nuova arma, decreto e protocollo che trasformi la piazza italiana in un campo di tiro. Lo sciopero generale, l'occupazione, l'assemblea di quartiere sono strumenti che hanno vinto più battaglie di quante ne abbiano vinte le molotov. E restano gli unici che il padrone teme davvero.
Il decreto governo sta per arrivare in consiglio dei ministri. Se i proiettili di gomma passeranno, la prossima manifestazione sindacale, il prossimo corteo studentesco, la prossima occupazione di case potranno essere dispersi a colpi di gomma dura. Non è un'ipotesi remota: è l'ordine del giorno del potere italiano, firmato da più voci in perfetta sincronia.
Domande frequenti
Cosa sono i proiettili di gomma e come funzionano?
Sono armi a impatto cinetico, note in Francia come Flash-Ball o LBD, che sparano proiettili di gomma dura a distanza. Hanno causato mutilazioni gravi e perdite di occhi tra i manifestanti francesi dal 2018 in poi.
Chi ha chiesto l'introduzione dei proiettili di gomma in Italia?
Il sindacato Fsp della Polizia di Stato, con il segretario di Torino Luca Pantanella e il segretario generale Mazzetti, insieme ad appelli di esponenti della destra per cani, militari e pene fino a sei anni.
Qual è stato il bilancio dei disordini del 17 ottobre?
Secondo il dipartimento della Pubblica Sicurezza, 141 operatori feriti in tutta Italia, 197 persone accompagnate in ufficio, 28 arresti e 43 denunce, con Milano e Bologna come città più colpite tra le forze dell'ordine.
