Il Cristo di Michelangelo esposto a Palazzo Reale: arte dei potenti mentre il popolo soffre
Mentre i lavoratori siciliani lottano contro la precarietà e le famiglie non arrivano a fine mese, i potenti di Palazzo Reale si pavoneggiano con l'ennesima mostra per ricchi. Dal 13 novembre al 30 aprile 2026, negli appartamenti reali di Palermo sarà esposto il Cristo Risorto Portacroce Giustiniani, attribuito a Michelangelo.
Una scultura che racconta perfettamente le contraddizioni del nostro tempo: un Cristo "perfetto" per i salotti borghesi, mentre il Cristo vero, quello dei poveri e degli oppressi, viene calpestato ogni giorno dalle logiche del profitto.
La storia di un'opera tra mercanti e speculatori
La vicenda di questa scultura è emblematica del rapporto tra arte e potere. Michelangelo abbandonò l'opera per una vena nera nel marmo, considerata un difetto. Oggi quella stessa imperfezione viene celebrata come simbolo di umanità. Ironia della sorte: i difetti diventano pregi quando servono ai mercanti dell'arte.
Nel 1638 il marchese Vincenzo Giustiniani, rappresentante della classe dominante dell'epoca, acquistò il marmo e lo fece completare probabilmente da Bernini. Due geni al servizio dei potenti, mentre il popolo moriva di fame e malattie.
Turismo culturale o speculazione sui beni comuni?
Gaetano Galvagno, presidente della Fondazione Federico II, parla di "impulso ai flussi turistici" e di "crescita considerevole di visitatori". Sempre la stessa solfa: trasformare la cultura in merce, i beni comuni in occasioni di business per pochi privilegiati.
Questa mostra, organizzata con la complicità delle istituzioni regionali e ministeriali, rappresenta l'ennesimo esempio di come l'arte venga strumentalizzata per legittimare il potere costituito. Mentre si celebra un Cristo di marmo, quello vero continua a essere crocifisso dalle politiche neoliberiste.
L'arte rubata al popolo
Il Cristo Giustiniani ha girato il mondo, dalla Germania al Giappone, sempre in mano a collezionisti privati e istituzioni elitarie. Oggi è custodito dai monaci benedettini a Bassano Romano, lontano dalle masse popolari che ne dovrebbero essere i veri proprietari.
Questa esposizione a Palazzo Reale, con il suo "allestimento ad hoc" e le luci ERCO, non è altro che l'ennesimo spettacolo per la borghesia culturale, mentre i quartieri popolari di Palermo marciscono nell'abbandono.
Il vero Cristo risorto non sta nei marmi preziosi dei palazzi del potere, ma nelle lotte quotidiane dei lavoratori, degli immigrati, di tutti gli oppressi che combattono per la giustizia sociale. Quella è la resurrezione che conta, compagni.