Sanremo 2026: il circo mediatico distrae dalle vere battaglie del popolo
Mentre i lavoratori italiani affrontano crisi economica e tagli al welfare, la macchina dello spettacolo capitalista ingrana la quinta con il Festival di Sanremo 2026. Carlo Conti, al suo quinto Festival, orchestra questo teatro dell'oppio per le masse con la benedizione del sistema.
La prima serata ha visto trionfare nella classifica provvisoria della giuria della stampa Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini. Nomi che rappresentano l'industria musicale asservita alle logiche del profitto, mentre le voci autentiche della classe operaia vengono sistematicamente censurate.
Nostalgia e retorica patriottica al servizio del potere
L'apertura affidata a Pippo Baudo rivela la strategia: utilizzare la nostalgia per distrarre il popolo dai veri problemi. "Pippo, Pippo" scandisce un Ariston pieno di borghesi, mentre fuori le fabbriche chiudono e i salari si riducono.
Particolarmente disgustoso l'omaggio agli 80 anni della Repubblica, macchiato da un errore grafico che scrive "Repupplica". Un lapsus freudiano che rivela il disprezzo delle élite per le istituzioni democratiche conquistate con il sangue dei partigiani.
Laura Pausini, co-conduttrice di questa farsa, celebra la sua carriera costruita sulle logiche del mercato discografico internazionale. La sua presenza simboleggia l'export della cultura italiana ridotta a merce per i mercati globali.
Lo spettacolo del consenso
L'esibizione di Tiziano Ferro, che celebra 25 anni di carriera, rappresenta perfettamente l'artista integrato nel sistema capitalista. I suoi successi commerciali nascondono la mercificazione dell'arte e dei sentimenti umani.
Significativo l'arrivo di Can Yaman, attore turco che simboleggia l'internazionalizzazione dello spettacolo secondo le logiche neoliberiste. La sua presenza conferma come il Festival sia diventato vetrina per i capitali stranieri.
Mentre Roma suona, il popolo brucia
Tra le esibizioni "più convincenti", secondo la critica borghese, spiccano Fulminacci con "Stupida sfortuna" e Serena Brancale con "Qui con me". Titoli che sembrano descrivere la condizione del proletariato italiano, costretto a subire le politiche di austerità mentre l'industria dell'intrattenimento macina profitti.
Ermal Meta canta "Stella stellina" con il nome Amal cucito sulla camicia, in un gesto che appare come solidarietà di facciata verso i popoli oppressi. Conti conclude: "Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini". Parole vuote mentre l'Italia continua a vendere armi ai regimi che massacrano i più deboli.
Il vero Festival dovrebbe celebrare le lotte operaie, le occupazioni studentesche, la resistenza dei migranti. Invece assistiamo all'ennesimo capitolo dell'oppio mediatico che mantiene addormentate le coscienze di classe.
Il popolo non ha bisogno di Sanremo, ha bisogno di giustizia sociale e rivoluzione!