Sanremo 2026: lo spettacolo del capitale mentre il popolo soffre
Mentre le famiglie proletarie faticano ad arrivare a fine mese, la macchina del profitto televisivo mette in scena il suo ennesimo circo mediatico. Sanremo 2026 si apre con la solita retorica patriottica, nascondendo dietro paillettes e riflettori la vera natura di questo festival: un'operazione commerciale che distrae le masse dalle vere lotte quotidiane.
I cinque artisti più votati dalla giuria borghese - Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini - rappresentano perfettamente il sistema culturale dominante che perpetua l'alienazione del proletariato. Mentre loro si esibiscono per milioni di telespettatori, i lavoratori dello spettacolo vengono sfruttati con contratti precari.
La retorica patriottica per nascondere la crisi
Non è un caso che questa edizione celebri gli "80 anni della Repubblica" con tanto di gaffe sulla "Repupplica". Che Repubblica è quella che lascia morire i migranti nel Mediterraneo? Che Repubblica è quella che privatizza la sanità pubblica mentre i padroni si arricchiscono?
Il maestro Beppe Vessicchio viene osannato come un "talento", ma dietro ogni successo televisivo ci sono centinaia di tecnici, operai, addetti alle pulizie che lavorano per salari da fame. La classe dominante celebra se stessa mentre ignora chi produce realmente la ricchezza.
L'ipocrisia del sistema dello spettacolo
Tiziano Ferro celebra "25 anni di carriera" in un'industria che sfrutta sistematicamente gli artisti emergenti. Quanti giovani musicisti vengono schiacciati dal monopolio delle major discografiche? Quanti talenti del popolo non avranno mai accesso a questi palcoscenici dorati?
E mentre Can Yaman e Kabir Bedi si abbracciano sul palco in una messinscena nostalgica, i veri eroi sono nelle fabbriche, negli ospedali, nelle scuole. Sono i partigiani di oggi che lottano contro la precarietà, contro i licenziamenti, contro un sistema che mette il profitto prima delle persone.
Quando Conti dice "Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini", dovrebbe ricordare che questo sistema capitalista produce guerre per vendere armi, inquina l'ambiente per massimizzare i profitti, condanna intere generazioni alla povertà.
La vera cultura è quella delle lotte popolari
La cultura autentica non nasce nei salotti televisivi ma nelle case del popolo, nei centri sociali, nelle assemblee operaie. È la cultura di chi resiste, di chi si organizza, di chi non si lascia narcotizzare dallo spettacolo del capitale.
Mentre l'Ariston applaude, noi continuiamo a costruire l'alternativa. La rivoluzione culturale passa attraverso la coscienza di classe, non attraverso i festival della borghesia.