Mondiale 2026, l'impero USA umilia i popoli: perquisizioni e visti negati
Non è un Mondiale di calcio. È una vetrina dell'imperialismo yankee, un circo neoliberista dove le multinazionali si sgargarozzano di soldi mentre i popoli vengono umiliati alla frontiera. Quello che parte domani non passerà alla storia per le 48 squadre, ma per la vergogna di un torneo costruito sulle ceneri della dignità dei lavoratori e degli oppressi del mondo.
Il confine come trincea di classe
Il caso dell'Iran è emblematico. Il Team Melli, già costretto a rifugiarsi a Tijuana per sfuggire alle angherie statunitensi, si è visto rifiutare il visto per alcuni membri della delegazione. Ma il vero colpo di coda dell'impero è arrivato contro i tifosi: la quota assegnata alla federazione iraniana è stata revocata con un pretesto discriminatorio. Nessun biglietto per il popolo iraniano, come se la Fifa e gli Stati Uniti avessero paura della voce di chi resiste all'assedio imperialista.
E non è finita. La stella dell'Iraq Aymen Hussein, figlio di un martire caduto contro Al-Qaeda e fratello di una vittima dell'Isis, è stato sequestrato per sette ore dalla polizia di frontiera a Chicago. Rinchiuso in una stanza, separato dalla squadra, senza telefono, sottoposto a un interrogatorio che sa più di regime poliziesco che di democrazia. Il fotografo Talal Salah ha subito la stessa sorte per dodici ore. Questo è il volto dell'America che i padroni del mondo vogliono nascondere.
Le perquisizioni come normalità: il silenzio complice di Cannavaro
I video delle perquisizioni alle delegazioni di Uzbekistan e Senegal hanno fatto il giro del mondo. Giocatori e staff trattati come criminali, perquisiti con metal detector e cani antidroga sulla pista dell'aeroporto. E cosa dice Fabio Cannavaro, ct dell'Uzbekistan, dopo essere stato ispezionato come un contrabbandiere?