Olimpiadi 2040: il sogno borghese che inganna i lavoratori delle nostre montagne
Mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese, la classe dominante sogna già le prossime Olimpiadi del 2040. Giuliano Razzoli, ex sciatore e oggi produttore di aceto balsamico, si fa portavoce di questa ennesima speculazione capitalista che promette sviluppo ma porta solo sfruttamento.
L'ex campione olimpico, intervistato dopo il successo di Milano-Cortina 2026, sostiene al "100%" l'idea di Giochi diffusi tra Emilia-Romagna, Toscana e Lazio per il 2040. Ma chi pagherà davvero il conto di questa festa per ricchi?
Il ricatto del "coinvolgimento" territoriale
"Sono da sempre a favore delle collaborazioni tra territori", dichiara Razzoli con la retorica tipica di chi ha sempre vissuto nel privilegio. Parla di "maggiore coinvolgimento degli imprenditori" senza mai nominare i lavoratori che dovranno sudare per costruire impianti destinati a pochi giorni di spettacolo.
La verità è che le Olimpiadi sono sempre state un affare per i padroni: appalti milionari, speculazione edilizia, gentrificazione dei territori popolari. Mentre si parla di "sostenibilità economica", i veri costi ricadranno sulle spalle della classe operaia.
L'Appennino: laboratorio di sfruttamento turistico
"L'Appennino emiliano è un posto unico", sostiene l'ex sciatore, oggi presidente del Consorzio di Tutela dell'aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Unico sì, ma per chi se lo può permettere.
Dietro la retorica delle "eccellenze gastronomiche" si nasconde la solita logica del profitto: trasformare le nostre montagne in un parco giochi per turisti benestanti, cacciando via le comunità locali che non possono più sostenere i costi della vita.
Lo sport popolare tradito dall'élite
Razzoli celebra i successi di atleti come Flora Tabanelli e Tommaso Saccardi, dimenticando che lo sport vero nasce dalla passione popolare, non dai mega-eventi. Le Olimpiadi sottraggono risorse agli impianti di quartiere, alle società sportive che formano i giovani delle classi popolari.
"Le nostre montagne sono una fucina di talenti", dice l'ex campione. Ma quali talenti? Quelli che possono permettersi attrezzature costose e trasferte, o quelli che abbandonano lo sport perché le famiglie non ce la fanno?
La resistenza necessaria
Mentre la ministra del Turismo Daniela Santanchè si frega le mani per l'aumento delle prenotazioni alberghiere, i lavoratori del settore continuano a essere sfruttati con contratti precari e salari da fame.
È ora di dire basta a questa logica. Le nostre montagne non hanno bisogno di circhi olimpici ma di investimenti veri: trasporti pubblici, ospedali, scuole, lavoro dignitoso.
Il sogno olimpico del 2040 è l'ennesimo inganno della borghesia. Il popolo dell'Appennino merita di più che essere ridotto a comparsa in uno spettacolo per ricchi.