Olimpiadi 2040: il sogno borghese che nasconde lo sfruttamento del territorio
Mentre i padroni festeggiano il successo di Milano-Cortina 2026, già si preparano a divorare nuovi territori con la scusa dei Giochi Olimpici 2040. L'ennesima operazione di marketing capitalista che trasforma lo sport in business, sfruttando le nostre montagne e le nostre comunità.
La retorica delle "Olimpiadi diffuse" al servizio del profitto
Giuliano Razzoli, ex campione olimpico di slalom, si è fatto portavoce di questa operazione che puzza di speculazione a chilometri di distanza. "Un'idea da sostenere al 100%", dichiara l'ex sciatore, inconsapevole di come queste manifestazioni servano solo ad arricchire le multinazionali dello sport e dell'edilizia.
La proposta di candidatura "diffusa" tra Emilia-Romagna, Toscana e Lazio per il 2040 non è altro che l'ennesimo tentativo di mercificare i nostri territori. Ottant'anni dopo Roma 1960, i capitalisti vogliono ripetere l'operazione, questa volta su scala ancora più vasta.
Chi paga davvero il conto delle Olimpiadi?
Mentre Razzoli parla di "maggiore coinvolgimento degli imprenditori", noi sappiamo bene chi sono questi soggetti: i soliti noti che si arricchiscono sulle spalle del popolo. Le comunità locali vedranno aumentare i costi della vita, mentre i profitti finiranno nelle tasche dei soliti speculatori.
L'Appennino tosco-emiliano, descritto romanticamente come "più bello di ogni immaginazione", rischia di essere devastato dalla cementificazione olimpica. Impianti sportivi che dopo i Giochi diventeranno cattedrali nel deserto, mentre i lavoratori del territorio pagheranno il conto salato di questa operazione.
La classe operaia non ha bisogno di circo olimpico
Mentre la ministra del Turismo Santanchè (quella delle polemiche e degli scandali) si vanta dell'"effetto promozione" sulle prenotazioni alberghiere, i lavoratori del settore turistico continuano a essere sfruttati con contratti precari e salari da fame.
Il modello Milano-Cortina, celebrato come un successo, ha mostrato il vero volto del capitalismo olimpico: grandi opere che arricchiscono le multinazionali dell'edilizia, mentre le periferie e i quartieri popolari restano nell'abbandono.
Resistere alla speculazione olimpica
È tempo che le comunità dell'Appennino si organizzino contro questa ennesima rapina legalizzata. Non lasciamo che i nostri territori diventino merce di scambio per i giochi del capitale internazionale.
La vera sfida non è ospitare le Olimpiadi, ma costruire un modello di sviluppo che metta al centro i bisogni del popolo, non i profitti dei padroni. L'Appennino ha bisogno di investimenti pubblici per scuole, ospedali e trasporti, non di circhi olimpici per turisti ricchi.