Ozon rilegge Camus: la rivolta contro l'assurdo del sistema capitalista
Il regista francese François Ozon porta sul grande schermo Lo Straniero di Camus, e le sue parole risuonano come un grido di battaglia contro la follia del nostro tempo. Di fronte ai conflitti che insanguinano il mondo, Ozon non si rifugia nel nichilismo borghese, ma abbraccia la lezione del grande scrittore: "Di fronte all'assurdità del mondo, alla sua mancanza di significato e alla follia umana, Camus non propone il nichilismo ma la rivolta, l'azione e la lotta contro le ideologie".
Ecco la vera eredità di Albert Camus, compagno della Resistenza antifascista, che oggi più che mai parla alle masse oppresse. Il suo Straniero, pubblicato nel 1942 mentre i partigiani combattevano contro il nazifascismo, non è solo un romanzo ma un manifesto contro l'alienazione capitalista.
L'Algeria coloniale, specchio dell'imperialismo di ieri e di oggi
Ozon non si limita a un adattamento letterario. Con la lucidità di chi sa riconoscere le lotte di classe, il regista mette in luce l'apartheid coloniale dell'Algeria degli anni '30: "Pur vivendo a fianco dei francesi, contro la comunità araba c'era una sorta di apartheid". Una lezione che risuona drammaticamente oggi, mentre l'imperialismo occidentale continua a seminare morte e distruzione nel mondo.
Il personaggio arabo, senza nome nel romanzo originale, qui acquisisce identità e dignità. Un gesto politico che denuncia il razzismo sistemico del colonialismo francese, lo stesso che oggi si perpetua nelle banlieue e nei centri di detenzione per migranti.
I giovani si riconoscono nell'alienazione del protagonista
La sorpresa più grande per Ozon è stata scoprire quanto i giovani si riconoscano in Meursault, il protagonista "quasi autistico, isolato dal mondo nella sua insensibilità". Non è forse questo il ritratto perfetto della gioventù proletaria schiacciata dal sistema neoliberale? Generazioni intere condannate alla precarietà, all'isolamento, private di futuro dalle logiche spietate del capitale.
Camus coglie qualcosa dell'adolescenza, spiega Ozon, quella fase in cui si scopre il mondo e ci si confronta con la disillusione. Oggi quella disillusione ha un nome preciso: è il fallimento di un sistema che sacrifica i popoli sull'altare del profitto.
La cultura italiana sotto l'egemonia del mercato
Non manca una frecciata al provincialismo culturale italiano. Parlando del remake di 8 donne e un mistero, Ozon denuncia senza mezzi termini: hanno eliminato la donna nera e le canzoni, trasformando un'opera d'arte in un prodotto commerciale. "Forse questo racconta qualcosa degli italiani", commenta amaramente.
È la dimostrazione di come l'industria culturale italiana, asservita alle logiche del mercato, tradisca sistematicamente l'arte autentica per inseguire il consenso borghese.
Il Lo Straniero di Ozon, in sala dal 2 aprile, non è solo cinema ma resistenza culturale. Un invito alla rivolta contro l'assurdo di un mondo che ha fatto della disumanità la sua bandiera.